NEWS

Appalti Itea, pochi controlli e zone grigie

Edilizia. Il segretario Fillea Cgil Bertolini chiede di bloccare gli stati d’avanzamento e pagare gli oneri sociali

Appalti Itea, pochi controlli e zone grigieTRENTO. C’è qualcosa - più di qualcosa - che continua a non funzionare nel sistema degli appalti in Trentino. Ci sono zone oscure come il caso Azzolini su cui sta indagando la magistratura e ci sono zone grigie come quelle rivelate dal caso della Costruendo, l’azienda impegnata in un subappalto Itea. E’ una situazione di disagio che va affrontata - dice Massimo Bertolini - con una riflessione e, se necessario, con una revisione di norme e comportamenti. Il recente caso della Costruendo, impresa domiciliata a Termeno al numero 4 di via Schwaz, è sotto diversi aspetti emblematica. I suoi dipendenti impegnati nella realizzazione di 91 appartamenti Itea e di un asilo nido in via Bolzano, a Trento Nord, alcune settimane or sono bloccarono il cantiere. Non ricevevano la paga da dicembre e lontani da casa - era un gruppo di lavoratori tutti originari della medesima zona della Sicilia - si sono ritrovati bloccati e senza risorse. Ora parte dei salari è stata corrisposta e il gruppo ha potuto rientrare a casa per cercarsi un altro lavoro. «L’anticipo sulle paghe ha in parte sdrammatizzato la situazione» conferma Bertolini, segretario provinciale Fillea Cgil «ma il caso resta serio. Tanto che abbiamo chiesto all’Itea, che ha come stazione appaltante ha precise responsabilità contrattuali e di legge, di sostituirsi all’azienda nel pagamento degli oneri sociali e, soprattutto, di bloccare il pagamento degli stati d’avanzamento al titolare dell’appalto, la Tor di Valle Costruzioni spa, di Roma». Perché è emblematico il caso, nemmeno troppo eccezionale, descritto da Bertolini? Perché segnala alcune falle del sistema. «Anzitutto la Costruendo, che chissà come ha sede a Termeno, dall’aprile 2005 non versa le quote né alla Cassa Edile, né all’Inps, né all’Inail. E’ perciò priva del Durc, il documento unico di regolarità, ed i suoi lavoratori non possono usufruire di cassa integrazione. In secondo luogo» prosegue il segretario «l’azienda ha giustificato il proprio comportamento con una crisi di liquidità. E’ una cosa che può accadere. Ma non è chiaro quanto essa debba ricevere dalla Tor di Valle, che intanto ha proseguito, anche con operai ex dipendenti della Costruendo, nei lavori del cantiere Itea. Insomma, sarebbe utile capire quali sono le parti in subappalto e quali eseguite dall’impresa vincitrice». Il che, a giudizio di Bertolini, rileva inoltre come sarebbe altrettanto utile da parte delle stazioni appaltanti una più attenta verifica dei lavori, di chi li esegue e del rispetto dei contratti. Una maggior vigilanza, assieme al controllo esercitato attraverso la Cassa Edile, garantirebbe che i quattrini pubblici siamo ben spesi e salvaguarderebbe la serietà delle aziende che rispettano norme e contratti. E più in generale consentirebbe un controllo costante su una realtà economicamente importante come l’edilizia che con le sue 2.392 imprese dà lavoro a 16 mila lavoratori, 5 mila dei quali sono occupati in aziende - erano 403 alla fine del2005 - con sede extra provinciale.

 

 

TORNA SU