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Credito. Burli (Cgil): “Le banche non chiudano i rubinetti”

I dati della Banca d'Italia testimoniano che anche in Trentino è in atto una stretta creditizia. Burli: “Il problema vero resta la domanda. Ma se le imprese restano senza denaro, il destino è segnato” 

Sono negativi gli ultimi dati di Bankitalia sulla dinamica del credito anche in Trentino. Nella nostra provincia si registra infatti a febbraio di quest'anno un calo degli impieghi bancari pari a 522 milioni rispetto allo stesso mese del 2012. Al contempo, in un pericolosissimo circuito vizioso, le sofferenze, ormai a quota 980 milioni di euro, si avvicinano alla fatidica soglia del miliardo di euro.

«In questo momento di crisi profonda del nostro sistema produttivo – commenta a questo proposito Paolo Burli, segretario generale della Cgil del Trentino - si cerca, a tutti i livelli, di attivare le leve che possano invertire la tendenza recessiva dell'economia. Uno degli strumenti fondamentali è quello di dare ossigeno al tessuto economico garantendo alle imprese e alla famiglie l'accesso al credito e  l'immissione nel sistema della liquidità che, anche grazie alle politiche della Bce, resta abbondante e relativamente poco costosa». 

«Nessuno può nascondersi – continua Burli – che il problema vero in Italia è il drastico calo della domanda aggregata - sia pubblica che privata, quindi, sia delle famiglie che delle imprese - e che il nodo va tagliato a livello di Unione Europea, abbandonando le misure più restrittive attuate in nome di un austeruty cieca per cominciare finalmente a coniugare il rigore con la necessità di tornare a crescere. Ma in attesa che la situazione si sblocchi a Bruxelles, in Trentino non possiamo permetterci di far morire per asfissia le imprese e così condannare alla disoccupazione migliaia di lavoratrici e lavoratori».

«Le banche non chiudano i rubinetti del credito – conclude Burli – ma sostengano concretamente le possibilità di ripresa e crescita economia espresse dal territorio, utilizzando appieno la liquidità in loro possesso per finanziare le imprese, permettendo loro di capitalizzarsi, investire e garantire l'occupazione. Se le aziende restano senza denaro, il destino è segnato. Banche, imprese, sindacati ed istituzioni debbono lavorare fianco a fianco per dare risposte rapide ed efficaci nel sostenere il sistema economico e sociale del Trentino. Dobbiamo tutti fare la nostra parte se non vogliamo affondare insieme in questa crisi».


3 maggio 2013

 

 

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