NEWS

PRODUTTIVITA'. DETASSAZIONE 2013

Aliquota agevolata al 10% su massimo 2.500 euro di salario di produttività per lavoratori con reddito non superiore a 40.000 euro nel 2012. Negativo il giudizio della CGIL

PRODUTTIVITA'. DETASSAZIONE 2013

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, ha firmato il decreto che disciplina le misure sperimentali per l’incremento della produttività del lavoro nel 2013, in applicazione della legge di stabilità che ha stanziato complessivamente 950 milioni di euro nel 2013 e 400 milioni di euro nel 2014 per la detassazione dei salari di produttività.

Il decreto stabilisce che per i lavoratori del settore privato con un reddito 2012 non superiore a 40.000 euro lordi le somme erogate a titolo di retribuzione di produttività, fino ad un massimo di 2.500 euro e sulla base di contratti collettivi di lavoro aziendali o territoriali, sono soggette a un’imposta agevolata del 10%. Una lavoratrice o un lavoratore con redditi superiori a 28.000 euro e un salario di produttività di almeno 2.500, potrà trovare in busta paga fino a 700 euro in più all'anno.

Il decreto inoltre stabilisce quali debbano essere le caratteristiche degli istituti contenuti nei contratti di produttività in base al quale definire le somme assoggettabili alla detassazione. Per verificare la correttezza degli stessi i contratti di secondo livello dovranno essere depositati presso la direzione provinciale del lavoro.

Il provvedimento sulla produttività è “inadeguato e sbagliato, nella forma e nella sostanza” e per questo il giudizio della CGIL è “negativo”. In una nota la Segretaria nazionale del sindacato di corso d'Italia analizza e commenta il dpcm sulla detassazione del salario di produttività, motivando così la bocciatura: “Nella forma riprende e addirittura peggiora i contenuti dell'accordo separato sulla produttività, nella sostanza perché è sprovvisto di criteri che possano effettivamente incidere su una autentica crescita della produttività”.

Nel dettaglio nella nota si osserva che il decreto “cancella, in via definitiva, qualsiasi riferimento a voci previste dai contratti nazionali di lavoro (turni, lavoro notturno, lavoro festivo e domenicale). Voci che costituiscono prestazioni che incidono, più di altre, sulla produttività e sulla competitività delle imprese con il risultato di ridurre così le retribuzioni dei lavoratori interessati a queste prestazioni in quanto non più beneficiari della detassazione riconosciuta negli anni passati”.

In alternativa, spiega ancora la segreteria della CGIL, “vengono introdotti criteri del tutto avulsi da questi contesti di orario, quali la fungibilità delle mansioni (leggi demansionamento), l'impiego delle nuove tecnologie in rapporto alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori (leggi controllo a distanza) che possono al contrario deprimere la produttività perché peggiorano le condizioni di lavoro e i diritti delle persone”.
Il sindacato punta inoltre il dito contro “l'altrettanto grave intervento sull'autonomia della contrattazione, e quindi sull'attuale previsione dei contratti nazionali, laddove il decreto prevede il criterio del non superamento delle due settimane di ferie consecutive e della programmazione non continuativa delle giornate residue per poter usufruire della detassazione.

L'unico aspetto “salvaguardato dal decreto” è per la CGIL “la conferma della detassazione sui premi di produttività che costituisce una prassi per larga parte della contrattazione svolta in questi ultimi ultimi anni”. Infine, per quanto riguarda gli importi, “se da una parte è stata recepita la richiesta dell'innalzamento a 40 mila euro del reddito di riferimento su cui agisce la detassazione, dall'altra è stato ridotto a 2.500 euro il tetto dei benefici per singolo lavoratore che negli anni passati era previsto fino a 6 mila e poi sceso a causa dei tagli intervenuti”.

Per queste ragioni, quindi, conclude la nota Cgil, “il nostro giudizio sul decreto è negativo. Si tratta ora di verificare nel rapporto con le controparti se esistono le condizioni concrete entro le quali la contrattazione collettiva può esercitare comunque una funzione positiva per affrontare il rapporto tra salari e produttività, in un quadro di corrette relazioni tra le parti”.

La Provincia autonoma di Trento, sulla base dell'accordo su produttività e competitività del Trentino firmato con le parti sociali lo scorso, garatisce incentivi alle imprese che sottoscriveranno contratti collettivi per la detassazione del salario integrativo, attraverso specifici sgravi Irap.

23 gennaio 2013 

 

 

TORNA SU