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Zf Marine. Ristrutturazione aziendale nello stabilimento di Arco

Dalla multinazionale tedesca procedura di mobilità per 33 lavoratori. Grasselli (Fiom Cgil): “Garantire le massime tutele a tutti i lavoratori coinvolti”

La Zf Marine ha formalizzato la decisione di procedere con la mobilità di 33 lavoratori dello stabilimento di Arco, specificatamente 7 impiegati e 26 operai. La multinazionale tedesca, che produce componenti per mezzi da diporto, ha infatti deciso di attuare una riorganizzazione delle produzioni, pur mantenendo nello stabilimento del Basso Sarca tutte le attuali linee produttive, anche quelle più innovative che però, in questo momento di crisi per il mercato di settore, non stanno dando, a detta dell'azienda, i risultati attesi.

«Come Fiom Cgil – ricorda il segretario generale delle tute blu trentine, Roberto Grasselli – abbiamo contestato fortemente la prima versione del piano industriale di Zf Marine, che prevedeva lo spostamento di alcune linee produttive, per modificarlo e garantire la tenuta produttiva dell'intero stabilimento, a partire dal mantenimento delle linee».

Tra l'altro, in un primo tempo l'azienda, che ad Arco occupa attualmente 97 dipendenti, aveva proposto 39 esuberi per far fronte alla riorganizzazione. Nel corso del confronto sindacale, su pressione dei sindacati, i numeri del personale coinvolto negli esuberi sono stati rivisti.

«Non siamo comunque soddisfatti dell'esito di questa vertenza – continua Grasselli –, in quanto abbiamo sempre richiesto che, a fronte di criteri oggettivi e incentivazioni significative, venisse adottato un meccanismo di volontarietà nell'individuazione degli esuberi, a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori che meno facilmente possono trovare ricollocazione sul mercato del lavoro. Di tutto questo abbiamo sempre discusso con l'assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori».

«La nostra battaglia – continua Grasselli – non finisce qui. Dal novembre 2009, quando l'azienda annunciò la volontà di chiudere in toto, da un giorno all'altro, lo stabilimento di Arco, abbiamo lottato affinché Zf continuasse a produrre nel Basso Sarca. Lo abbiamo fatto strappando con le unghie alla casa madre di Friedrichshafen la sopravvivenza dello stabilimento e contrattando poi riduzioni di orario per mantenere in forza più personale possibile. Ora reclamiamo la garanzia di maggiori tutele dal parte del sistema di welfare a favore dei lavoratori coinvolti nelle procedure di mobilità e l'attivazione di tutti gli strumenti di politica del lavoro indispensabili per costruire percorsi di riqualificazione e ricollocamento».

18 gennaio 2013

 

 

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