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Tariffa rifiuti. Per il giudice di pace l'Iva non va applicata

Vittoria di Federconsumatori in tribunale. Intanto il Comune di Trento continuerà ad applicare l'Iva sulla nuova tariffa puntuale. La Federconsumatori chiede un incontro urgente all'assessore Marchesi

Una recentissima sentenza del giudice di pace del tribunale di Trento ha accolto l'istanza della Federconsumatori e di sette cittadini di Trento che hanno chiesto la restituzione dell'Iva indebitamente pagata sulla tariffa di igiene ambientale. Trenta, società del gruppo Dolomiti Energia, è quindi stata condannata a rifondere i sette utenti e a pagare anche le spese legali per più di mille euro. La sentenza è stata illustrata a Trento durante una conferenza stampa da Pasquale de Matthaeis, presidente di Federconsumatori del Trentino, da Ferruccio Demadonna, del direttivo di Federconsumatori e dall'avvocato Nadia Concer che ha patrocinato la causa davanti al giudice di pace.

La sentenza premia l'impegno di Federconsumatori nel far valere il diritto dei cittadini trentini a non pagare l'Iva al 10% sulla tariffa rifiuti come stabilito da una sentenza della Corte costituzionale del 2009, mai applicata nei comuni trentini dove si paga la Tia. Sono circa 600 i cittadini dei comuni di Trento, Rovereto e del Basso Sarca che hanno preso carta e penna per sollecitare le aziende di multiutility a non gravarli dell'Iva.

Per Federconsumatori, anche alla luce dell'esito di questa causa pilota, le aziende di servizio che hanno riscosso il tributo debbono concordare con gli utenti le modalità di restituzione di quanto dovuto, poiché, di fronte alle singole cause, le stesse dovrebbero accollarsi anche le spese legali.

Intanto però con l'introduzione dal 1° gennaio 2013 della nuova tariffa rifiuti del Comune di Trento i cittadini del capoluogo saranno chiamati ancora una volta ad accollarsi l'Iva al 10%. A questo proposito Federconsumatori chiederà un incontro urgente all'assessore comunale all'ambiente, Michelangelo Marchesi, per verificare la correttezza dell'operato del Comune e per sollecitare un'azione concreta a favore di chi negli anni passati ha pagato ingiustamente l'Iva.

La vicenda
A partire dal 1999 molti Comuni hanno sostituito la Tarsu (tassa smaltimento rifiuti solidi urbani) con la Tia (tariffa di igiene ambientale), altrimenti detta tariffa rifiuti, come definito dall’art. 49 del D.lgs. n. 22 del 1997 (il cosiddetto Decreto Ronchi) Le principali differenze tra Tarsu e Tia riguardano il calcolo del contributo che, nel caso della Tarsu è effettuato sulla base dei metri quadrati del proprio immobile (con una riduzione nel caso si viva da soli), mentre per la Tia è determinato da una quota fissa del servizio, al quale si aggiunge una componente variabile legata al numero dei componenti del nucleo familiare e all'ampiezza dell'alloggio.
Con il passaggio da “tassa” a “tariffa”, nei comuni dove ciò è avvenuto, è stata anche applicata l'Iva al 10% sulla tariffa a carico del cittadino. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009, ha stabilito però che la Tia è una “tassa” e non una “tariffa”, pertanto, sulla stessa non è applicabile l’Iva. Si riconosce, così, del tutto illegittima l’Iva al 10% applicata dai comuni interessati sulla Tia, per la quale, oggi, i cittadini possono chiedere il rimborso. Nonostante questo ancora la maggioranza dei Comuni applica l'Iva sulla tariffa di igiene ambientale, in virtù del fatto che i governi Berlusconi e Monti non hanno mai dato indicazioni precise agli enti locali di ottemperare alla sentenza della Corte Costituzionale.
Federambiente e Anci, sollecitate a livello nazionale dalla Federconsumatori a dare indicazioni alle proprie aziende di applicare la sentenza della Corte Costituzionale, si sono giustificate di non aver agito in tal senso in quanto aspettavano disposizioni da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze sull’applicazione della sentenza. In questo contesto, il decreto legge del 6/12/2011 n.201, il cosiddetto decreto salva Italia, all’art. 14 ha istituito il nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi su cui l’Iva dal 1/1/2013 non dovrebbe essere più applicata se la tariffa rimarrà calcolata con un metodo normalizzato e i Comuni non prevederanno una tariffazione puntuale per il servizio svolto a favore dell'utente.

Come richiedere il rimborso
In tutta Italia sono oltre 6 milioni le famiglie (pari a circa 17 milioni di cittadini) residenti in ben 1.182 comuni italiani, che, dal 1999 al 2008, hanno dovuto pagare l’Iva di troppo sulla tassa sui rifiuti, e che oggi potrebbero richiedere la restituzione di quanto versato in più del dovuto. La stima di tale spesa non è affatto di poco conto: secondo quanto indicato dall’Anci si stima che i rimborsi per le famiglie ammontino a 993 milioni di Euro. Ad esempio, per una famiglia che paga 250 euro all’anno di Tia la restituzione corrisponderebbe a 25 euro l’anno, che vanno moltiplicati per il numero di anni in cui si è pagata la Tia. Per procedere alla richiesta di rimborso, prima di tutto bisogna controllare che nel proprio comune sia stata adottata la Tia al posto della Tarsu. Nel caso fosse così è necessario accertarsi di avere tutte le ricevute di pagamento relative alla Tia, facendo attenzione che, nelle relative fatture, sia stata effettivamente addebitata l’Iva. Per richiedere il rimborso e la cessazione immediata dell’applicazione dell’Iva, gli aventi diritto possono recarsi presso uno degli sportelli della Federconsumatori in Trentino, dove potranno compilare gli appositi moduli e ricevere le informazioni e l’assistenza necessarie.

28 dicembre 2012

 

 

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