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Europa Steel. Condanna per reati ambientali

Nel 2008 lo sversamento di una sostanza tossica fuori e dentro lo stabilimento di Mezzolombardo. Confermati i quattro mesi di reclusione per Gianluca Benedetti, dopo quelli inflitti a Paolo Bonadiman. Alle parti civili Fiom e Legambiente risarcime

Europa Steel. Condanna per reati ambientali

Il giudice del tribunale di Trento, Giuseppe Serao, ha condannato l'ex direttore dello stabilimento Europa Steel di Mezzolombardo Gianluca Benedetti a quattro mesi di reclusione, ad un ammenda di circa 3.500 euro ed al risarcimento alle parti civili, Fiom Cgil del Trentino e Legambiente, rispettivamente per 25 mila e 10 mila euro. Dopo il decreto penale di condanna comminato a Paolo Bonadiman, direttore di produzione dell'azienda metalmeccanica, la condanna di Benedetti conclude gli aspetti penali per i reati  connessi ad una vicenda iniziata quasi cinque anni fa.

Nel febbraio del 2008 ad alcuni giovani operai dello stabilimento rotaliano venne ordinato di svuotare un vecchio trasformatore elettrico industriale, alto più di due metri e mezzo, dal liquido in esso contenuto. Tale liquido oleoso, comunemente chiamato Apirolio, è costituito da Policrolobifenili, in sigla PCB, messi al bando sin dagli anni '70 in quanto ritenuti altamente cancerogeni. Le procedure di smaltimento di vecchi trasformatori, a causa dell'altissima tossicità dei PCB, prevedono che l'operazione avvenga in camere a tenuta stagna e che gli operatori utilizzino indumenti tali da non permettere neppure ai vapori emanati dall'apirolio di entrare in contatto con la pelle.

I PCB, infatti, possono provocare l'insorgenza del cancro non solo attraverso l'accidentale ingestione, ma anche per inalazione e per contatto dei vapori con la cute.Quei giovani operai dell'Europa Steel, non informati della pericolosità di quanto veniva loro ordinato,  maneggiarono duemilacinquecento litri di Apirolio senza alcuna protezione, ma solo indossando la loro quotidiana tuta blu, ed effettuarono l'operazione nel bel mezzo dello stabilimento, secondo gli ordini ricevuti. Riempirono otto grandi fusti che poi, nei giorni successivi, furono nottetempo sversati, presumibilmente dallo stesso Bonadiman, nel terreno adiacente lo stabilimento, a poche decine di metri dall'alveo del fiume Noce, formando una palude maleodorante.

A causa dell'operazione di svuotamento, durante la quale parte della sostanza finì rovesciata nel pavimento dello stabilimento e fu asciugata usando della banale segatura, si levarono esalazioni dall'intenso odore acre, al punto tale che per due settimane fu necessario tenere spalancati i portoni del capannone, nonostante fosse pieno inverno. Molti operai accusarono bruciore agli occhi, mal di gola, nausee, mentre i tre giovani operatori accusarono anche irritazioni cutanee, tutti sintomi tipici da esposizione ai PCB.

Nonostante le testimonianze dei lavoratori, l'Europa Steel, anche tramite la controllante Acciaierie Venete di Padova, negò sempre che il fatto fosse avvenuto, ma le indagini della Procura della Repubblica hanno oggi finalmente accertato l'accaduto e la sua gravità.L'Europa Steel impiegava circa 30 operai e lavorava barre d'acciaio. Dopo l'avvio delle indagini le Acciaierie Venete decisero di chiudere lo stabilimento, cosa che avvenne a inizio 2009.

L'esposto alla Procura della Repubblica fu presentato da Michele Guarda della segreteria della Fiom-Cgil del Trentino. La Magistratura ha infine condannato il direttore di produzione Paolo Bonadiman ed il direttore di stabilimento Gianluca Benedetti, che all'epoca dei fatti ricopriva anche l'incarico di responsabile della sicurezza dello stabilimento. Al processo la Fiom-Cgil si è costituita parte civile, attraverso l'avvocato Sonia Guglielminetti.

La decisione del giudice di condannare il Benedetti a risarcire la Fiom-Cgil del Trentino è particolarmente importante e significativa, poiché riconosce legittimazione al sindacato a stare in giudizio, a fianco di una associazione ambientalista come Legambiente, nell'ambito di un procedimento il cui capo d'imputazione era per reato ambientale. Il giudice ha infatti riconosciuto che l'inquinamento è avvenuto anche all'interno della fabbrica, mettendo a repentaglio la salute e la sicurezza dei lavoratori.

15 dicembre 2012

 

 

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