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29/11, iniziativa su Adriano Olivetti a Trento

Giovedì 29 novembre a Sociologia proiezione del docufilm sull'industriale di Ivrea e confronto tra Burli (Cgil), Dellai (presidente Pat), Fammoni (Fond. di Vittorio). Organizzano Arci e Cgil del Trentino 

La figura di Adriano Olivetti sarà protagonista di un'iniziativa organizzata da Arci e Cgil del Trentino. Giovedì 29 novembre, a partire dalle ore 18.15, presso l'aula 16 della facoltà di Sociologia in via Verdi 26 a Trento, verrà proiettato il docufilm sul leggendario industriale e politico di Ivrea dal titolo “In me non c'è che futuro”, prodotto da Sattva Films in collaborazione con la Fondazione Adriano Olivetti.

Al documentario è collegato anche un volume che contiene interventi di Laura Olivetti, Patrizia Bonifazio, Davide Cadeddu, Beniamino de’ Liguori Carino, Michele Fasano, Marco Maffioletti, Michele Menna, Marco Peroni, Alberto Saibene, Renato Rozzi, Francesco Novara.

La proiezione del film sarà preceduta da un breve confronto tra il regista del film, Michele Fasano, il segretario generale della Cgil del Trentino, Paolo Burli, il presidente della giunta provinciale di Trento, Lorenzo Dellai e il presidente della Fondazione di Vittorio, Fulvio Fammoni, che cercheranno di delineare l'attualità del pensiero di Olivetti nel contesto del sistema economico, politico e sociale italiano ed europeo. Il confronto sarà moderato dal giornalista, Raffaele Crocco.L'ingresso è libero e gratuito. Qui di seguito alcune indicazioni sul documentario.

«In me non c'è che futuro...»
Durata 144 min., digitale, colore e b/n, stereo, Italia, 2011Parte prima:  Alle origini di un modello, 72 min.Parte seconda:  Il modello comunitario concreto, 72 min.

Sinossi
C’è stato un momento, a metà degli anni ’60 del XX secolo, in cui una azienda italiana ebbe l’occasione di guidare la rivoluzione informatica mondiale, 10 anni prima dei ragazzi della Silicon Valley: Steve Jobs e Bill Gates. Una rivoluzione tecnologica che aveva le sue radici in una rivoluzione culturale e sociale, in un modello industriale pensato al di là di Socialismo e Capitalismo, che il suo promotore, Adriano Olivetti, aveva cominciato a sperimentare sin dagli anni ’30 a Ivrea, in provincia di Torino.
La Olivetti arrivò ad essere la più grande azienda italiana, con il maggior successo commerciale internazionale, capace di coprire un terzo del mercato mondiale del suo settore. Una multinazionale atipica: con un forte radicamento territoriale, caratterizzata da politiche sociali avveniristiche, formazione permanente e attività culturali di respiro internazionale, che furono il segreto del suo successo commerciale e non la conseguenza filantropica o mecenatistica dei suoi profitti. Come nacque tale modello imprenditoriale? In che consisteva il suo stile gestionale, pensato all’insegna della socializzazione delle conoscenze e della responsabilità sociale dell’impresa? che promuoveva un modello alternativo di società? e che condusse alle soglie della più grande occasione industriale che l’Italia abbia mai avuto?

«Non abbiamo dato la preferenza nella nostra costruzione né alla libertà, né all’autorità; né alla maggioranza, né all’unanimità; né al lavoro, né alla cultura; né all’accentramento, né al decentramento; né all’esperienza, né al valore; né al particolare, né all’universale; né alla sintesi, né all’analisi; né alla nazione, né all’individuo; né alla teoria, né alla pratica; né al territorio, né alla funzione; né alla politica, né alla competenza; ma accettammo ognuno di questi elementi nel suo valore e nelle sue proporzioni onde ognuno di questi portasse ad armonia… ».
Adriano Olivetti

 

 

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