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Mobbing. Il tribunale rigetta il ricorso di Tramontin

Nel 2005, secondo la corte di appello, la ditta aveva indotto un dipendente a licenziarsi con atti di carattere vessatorio e persecutorio. Perla Filcams serve un centro anti-mobbing anche in Trentino

Il ricorso in appello della ditta Edimarket Tramontin Srl, già condannata per condotta di mobbing nei confronti dell'ex dipendente, Giuseppe Caldini, è stato rigettato dalla Corte di Appello del tribunale di Trento con sentenza del 14 giugno 2012. Per i giudici infatti fu il carattere vessatorio e persecutorio dei comportamenti tenuti dalla società verso l'allora dipendente ad indurlo a licenziarsi. Il tribunale quindi ha confermato le sentenze di primo grado del novembre 2010 e del novembre 2011 quando fu quantificato il risarcimento per il dipendente.

La vicenda di Giuseppe Caldini è stata ripercorsa oggi da Roland Caramelle, segretario generale della Filcams Cgil del Trentino, e dall'avvocato Sonia Guglielminetti che ha assistito il signor Caldini dal punto di vista legale. Per la Filcams il caso dell'ex dipendente dell'azienda di arredamento Tramontin è attualissimo. «Vicende di questo tipo – sostiene Caramelle – sono all'ordine del giorno. Non sempre però si tratta di mobbing e quando lo è, in Trentino è più difficile dimostrarlo. Per avviare una causa servono infatti prove di un danno psicologico reale che va certificato da specialisti. Ed in provincia di Trento non è attivo un centro anti-mobbing che metta a disposizione le professionalità necessarie a dare tutela a chi davvero subisce danni da condotte vessatorie e persecutorie. Il più vicino è quello di Verona».

Per questo la Filcams Cgil chiede alla Provincia di realizzare un centro di tutela presso l'azienda sanitaria. Sul tema, tra l'altro, è già stato depositato un disegno di legge in consiglio provinciale. La tormentata vicenda dell'ex dipendente Tramontin prende avvio nel 2004.

Dopo undici anni di servizio presso l'azienda come addetto alle vendite nel reparto cucine, il lavoratore nel marzo del 2004 comincia ad essere oggetto di richiami formali che, nel settembre dello stesso anno, convinsero il lavoratore a far tutelare i propri diritti dal sindacato, dopo che, tra l'altro, gli fu richiesto di lavorare il sabato nonostante fosse in malattia. Da quel momento, verso Caldini, che fino a quel momento aveva lavorato senza mai aver subito richiami, si infittiscono i provvedimenti disciplinari nonostante tra il novembre 2004 e il luglio 2005 il lavoratore potesse prestare servizio in azienda solo per tre mesi causa malattia.

Nel luglio 2005 il lavoratore, che denunciava di essere stato emarginato dai colleghi e trasferito senza motivazioni in altro reparto dove le provvigioni erano sensibilmente minori, si dimetteva. Il giudice del lavoro con sentenza del 24 novembre 2009 aveva riconosciuto al lavoratore di esser vittima di una condotta di mobbing imputabile alla società Edilmarket Tramontin srl e condannava l'azienda prima a rifondere l'indennità di preavviso, compresa quella trattenuta nella busta paga di luglio 2005 (circa 17mila euro) e poi, accertata con successiva sentenza l'entità del danno, al pagamento di una somma complessiva pari a circa 33.500 euro a titolo di risarcimento del danno.

Oggi i giudici della Corte d'appello – la sentenza è firmata dalla dottoressa Laura Paolucci – confermano la bontà del verdetto di primo grado, sostenendo che c'è «la prova dell'esistenza di una pluralità di condotte poste in essere dalla datrice di lavoro in un significativo arco di tempo di circa nove mesi – e cioè spostamento di reparto, irrogazioni di sanzioni, tentativi di isolamento dal resto dei colleghi – che, in quanto prive di qualsiasi ragionevole e logica giustificazione o compiute solo con spirito emulativo o nel tentativo di isolare il lavoratore, evidenziano un carattere oggettivamente persecutorio, diretto a turbare la serenità del lavoratore, ad isolarlo, al fine di indurlo a rassegnare le dimissioni».

27 luglio 2012

 

 

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