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Salari e contrattazione. Burli (Cgil): “Il problema? Troppe tasse sul lavoro”



Dichiarazioni del segretario generale della Cgil del Trentino, Paolo Burli, in risposta alle affermazioni del presidente dell'Associazione artigiani, Roberto De Laurentis 

«Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Così sostenere la necessità di un taglio dei salari come cura alla crisi economica in atto o accusare le controparti sindacali di non essere in grado di svolgere il proprio ruolo nella contrattazione significa solo scambiare il dito con la luna.

Considerato che tutto crediamo tranne che il presidente degli Artigiani sia da annoverare nella schiera degli stolti, gli ricordiamo che le retribuzioni di fatto scendono già in maniera significativa in quanto la cassa integrazione ordinaria, straordinaria o in deroga di cui le imprese del privato, anche quelle artigiane, beneficiano in maniera crescente, riduce il reddito disponibile delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti. Nel pubblico impiego agisce invece l'impedimento a rinnovare i contratti collettivi di lavoro e così il potere d'acquisto viene ridotto dall'aumento dell'inflazione.

Sul fronte della contrattazione poi, va ricordato che recentemente è stato rinnovato il contratto collettivo provinciale di lavoro degli addetti dei settori del legno, della pietra e del restauro artistico. Si tratta di un contratto che riguarda aziende piccole o piccolissime con in media tra i 3 e i 4 dipendenti. Il contratto consolida le retribuzioni accessorie già previste dalla contrattazione ed introduce un premio variabile calcolato su indici di redditività e produttività dei singoli settori.

Se poi gli Artigiani credono in un modello in cui tutta la retribuzione debba essere legata alla redditività dell'azienda, almeno si sappia che questo significa spostare il rischio di impresa sui dipendenti senza dare a questi nessun beneficio – tutti in capo al datore di lavoro – né alcun potere di indirizzo sulle strategie aziendali. Insomma all'imprenditore tutti i vantaggi, ai dipendenti solo i rischi.

La realtà è un'altra. Il vero nodo da affrontare è semmai il grado di imposizione fiscale che tra Irpef e Irap rischia di deprimere la crescita e disincentivare il lavoro e l'aumento dell'occupazione. Su questo fronte bisogna invece agire per sostenere la competitività delle aziende e per rafforzare, anche in questa fase di crisi, le buste paga dei lavoratori garantendo quindi un sostegno concreto alla crescita e alla domanda aggregata».

16 luglio 2012

 

 

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