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Agenda 2013. L'intervento del segretario Burli

Editoriale di Paolo Burli pubblicato da l'Adige martedì 3 luglio

Che il dibattito sull'economia trentina ospitato sulle colonne di questo giornale sia un'occasione preziosa per ragionare intorno al futuro dell'Autonomia, lo si era intuito fin da subito. Ma lo è a mio avviso ancora di più dal momento che, tutti gli interventi che si sono susseguiti fino ad oggi, hanno stabilito un denominatore comune: le politiche industriali e con esse gli strumenti di sostegno all'attività economica vanno migliorate, innovate, rese più produttive, ma restano indispensabili. Lo sostiene tra l'altro anche l'Unione Europea che nel recente consiglio europeo a Bruxelles ha varato un piano di interventi a sostegno della crescita da 120 miliardi di euro.

Ma lo sostengono anche illustri accademici che non possono essere certo tacciati di essere fautori tout court dell'intervento pubblico dell'economia. Tra questi c'è anche un frequentatore del Festival dell'economia, Philippe Aghion, professore di economia ad Harvard, che in un recente studio del think tank europeo Bruegel ha rilanciato la necessità di interventi pubblici a sostegno dei settori come il manifatturiero che, immersi nella concorrenza a livello globale, possono dare un contributo importante alla crescita delle economie europee se non subiscono un processo di desertificazione causato dalla progressiva delocalizzazione produttiva verso i paesi emergenti. Certo, oggi più che mai servono politiche industriali moderne che integrino gli interventi di sistema sul capitale umano (l'ammodernamento dei sistemi scolastici), sulla dotazione infrastrutturale del territorio (a partire da quelle digitali), sulla semplificazione ed innovazione della pubblica amministrazione (qualificando sia l'offerta che la domanda di beni e servizi), così da sostenere la competitività di un territorio e della sua piattaforma produttiva.

L'utilità delle politiche di sostegno alle attività economiche resta oggi più che mai centrale, nella doppia veste di moltiplicatore degli investimenti privati di qualità (R&D, economia verde, ICT) utile alla creazione di prodotti e servizi sempre più innovativi e di promotore della competitività del territorio grazie alla capacità attrattiva che possono giocare le agevolazioni fiscali e gli interventi di sostegno ai progetti di ricerca garantiti dall'Autonomia provincia. Insomma, come al solito, bisogna mettere da parte gli occhiali dell'ideologia e guardare in faccia la realtà, anche quella più drammatica come le condizioni economico-finanziarie in cui versa l'Italia, per affrontare i nodi irrisolti, senza buttare a mare strumenti che oggi più che mai sono indispensabili alla crescita dell'occupazione, dell'innovazione e della coesione sociale. Certo, anche il Trentino dovrà fare fronte ad un significativo calo delle risorse del proprio bilancio pubblico. Ma questo non deve necessariamente determinare un ritiro del pubblico da ruoli di politica economica. Quello che si dovrà fare è seguire il modo “di più con meno”. Dovremo cioè essere in grado come comunità locale di gestire le risorse concentrando gli interventi dove maggiori sono i possibili ritorni in campo economico e sociale. Ci vorrà lungimiranza, ci vorrà accortezza. Ma la strada imboccata è sicuramente quella giusta: agire sulla leva fiscale per garantire più competitività alle nostre imprese, attirare investimenti da fuori Provincia, sostenere la riqualificazione di interi settore (vedi edilizia e la green economy), tutelare il lavoro e l'occupazione anche attraverso la delega sugli ammortizzatori sociali.

Quest'ultimo fronte è sicuramente uno dei più caldi. Dopo l'approvazione della riforma del mercato del lavoro targata Monti e Fornero, nei confronti della quale le critiche di Cgil Cisl Uil sono state nette, oggi il Trentino ha l'occasione di correggerne storture e attivare politiche solo abbozzate dalla legge appena approvata dal Parlamento attraverso la delega di funzioni dallo Stato alla Provincia di Trento. Come Cgil continuiamo a chiedere che la delega serva ad ampliare la platea di chi è coperto dagli ammortizzatori sociali, ad estenderne i benefici e soprattutto a rendere sempre più efficaci i già buoni servizi all'impiego offerti dal Trentino tramite l'Agenzia del Lavoro. Formazione continua, servizi per il ricollocamento, sostegno all'attivazione dei lavoratori che hanno eprso l'impiego: anche queste misure richiedono investimenti significativi da parte del Governo locale. Ma si tratta di investimenti che parlano al futuro del Trentino e che possono davvero rendere più dinamico e più sicuro il nostro mercato del lavoro offrendo alle imprese lavoratrici e lavoratori sempre più qualificati e garantendo alla comunità una coesione sociale anche in tempi buoi come quelli che stiamo vivendo.


3 luglio 2012

 

 

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