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RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO. LA LEGGE 92/2012

Il testo della nuova legge Monti-Fornero, le forti critiche della Cgil e il dibattito scientifico sulla sua efficacia  

RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO. LA LEGGE 92/2012

Con 393 voti favorevoli, 74 contrari e 46 astensioni la Camera dei Deputati mercoledì 27 giugno ha approvato il disegno di legge Fornero di riforma del mercato del lavoro. Il voto finale è stato preceduto da quattro voti di fiducia richiesti dal Governo e concessi dai deputati a fronte dell'impegno assunto dal premier Mario Monti a modificare successivamente alcune parti del testo e di introdurre soluzioni al problema degli esodati.

Si conclude così, con il rinvio a nuovi interventi sull'impianto della legge, l'iter di una riforma che ha preso le mosse dal confronto con le parti sociali avviato lo scorso 23 gennaio e proseguito fino al 22 marzo quando il governo illustrò ufficilamente alle parti sociali un documento conclusivo sul quale si registrò la netta contrarietà della Cgil soprattutto rispetto alla nuova disciplina del licenziamento economico che non prevedeva più il diritto al reintegro in caso di illegittimità. Solo la mobilitazione della Cgil portò ad un dietrofront del governo che nel testo del disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri del 28 marzo e presentato ufficilamente il 4 aprile ripristinò la possibilità del reintegro di fronte a licenziamenti illegittimi.   

Nonostante questo, sulla riforma la Cgil ha continuato a mantenere un giudizio critico e la contrarietà del sindacato di corso d'Italia si è focalizzata maggiormente sulla mancanza di universalità del sistema degli ammortizzatori sociali e sulla debolezza delle previsioni in materia di contratso alla precarietà. Per questo motivo, nei giorni della discussione conclusiva alla Camera del testo già approvato dal Senato, la Cgil in tutta Italia ha organizzato una serie di manifestazioni per chiedere modifiche e miglioramenti significativi alla nuova disciplina.

Il 27 giugno, a poche ore dal voto finale della Camera, anche la Cgil del Trentino ha raccolto circa 150 tra lavoratrici e lavoratori sotto la sede del Commissariato del Governo a Trento, per dire no a questa riforma. Alla manifestazione di Trento è intervenuto il segretario generale della Cgil del Trentino, Paolo Burli. «Questa riforma – ha esordito Burli – non va bene e va modificata. Non lo dice solo la Cgil, non lo dicono neppure solo gli industriali. Lo dice lo stesso governo che per ottenere il voto di fiducia si è impegnato di fronte al Parlamento ad apportare significative modifiche al provvedimento con il primo decreto legge in approvazione. E' una farsa».

Burli poi ha ricordato come l'Italia abbia fame di lavoro, mentre la riforma non fa nulla per creare nuova occupazione. Poi ha fatto riferimento alla vertenza Fiom ricordando come un tribunale abbia sancito la discriminazione subita dal sindacato delle tute blu della Cgil a Pomigliano.Sul versante locale, il segretario della Cgil ha ribadito che la delega alla Provincia delle funzioni statali in materia di ammortizzatori sociali è indispensabile, oggi più che mai.

«Grazie alla delega – ha concluso Burli – vogliamo modificare in meglio al riforma Fornero ed eliminare, fin dove possibile, le storture e le iniquità che la caratterizzano, a partire dai sussidi per i lavoratori atipici che restano senza contratto fino ad arrivare agli interventi di politica attiva del lavoro per la riqualificazione e il ricollocamento dei lavoratori espulsi dal mercato del lavoro». 

27 giugno 2012 
 

 

 

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