NEWS

Liste di mobilità. Burli (Cgil): “Serve impegno comune per la crescita”

 L'intervento del segretario generale della Cgil del Trentino dopo la diffusione dei dati sugli iscritti in mobilità in Trentino a giugno.

Dichiarazioni di Paolo Burli, segretario generale della Cgil del Trentino

«I dati sugli iscritti nelle liste di mobilità in Trentino restano molto preoccupanti. A fronte di una ripresa dei sospesi perché assunti a termine, il numero degli iscritti licenziati dalle imprese trentine continua a crescere, soprattutto quello di coloro che provengono da aziende con massimo quindici dipendenti. Ed il fenomeno non riguarda solo le piccole aziende del settore edile, ma anche quelle del manifatturiero in senso stretto. Infatti quasi il 20% degli iscritti in lista di mobilità ai sensi della legge 236, ossia licenziati dalle piccole imprese, lavorava in aziende manifatturiere.

Questi dati debbono indurre tutti gli attori del sistema economico e le istituzioni a fare fronte comune per sostenere la crescita dell'economia, oggi in fase di recessione. Per raggiungere quest'obiettivo non esiste una ricetta unica. Bisogna mettere in atto un set di interventi, sia pubblici che privati. In primo luogo, bisogna sostenere l'accesso al credito delle imprese che, però, debbono dar prova di saper riorientare la produzione dei propri beni e dei propri servizi verso standard di innovazione e valore aggiunto più alti e verso i mercati emergenti. In questa direzione debbono essere indirizzati anche gli interventi delle istituzioni locali attraverso le politiche industriali e di sviluppo.

Ma la Provincia deve continuare ad investire anche sul capitale umano e territoriale – formazione, lavoro, infrastrutture materiali e immateriali – grazie a politiche di contesto che sappiano rendere la nostra comunità sempre più coesa e attrattiva. In questo senso, l'apertura giunta da Roma all'ipotesi di un patto tra Stato e Provincia che confermi lo sblocco della delega sugli ammortizzatori sociali, va salutata positivamente. Il Trentino infatti deve puntare a potenziare il sistema degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive come punto di forza del proprio sistema economico e sociale.

Qualificare il lavoro che c'è, creare nuove opportunità di lavoro e sostenere chi il lavoro lo ha perso sono le tre mosse complementari e decisive per tornare a crescere».

15 giugno 2012

 

 

TORNA SU