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In Trentino disoccupazione al 6,9%

Nella rilevazione trimestrale Istat sulle forze di lavoro il dato peggiore dal giugno 1999. Male anche il tasso di occupazione in calo al 64,1%. Per la Cgil del Trentino serve un vertice urgente per analizzare i dati e rilanciare l'economia

In Trentino disoccupazione al 6,9%

Allarmanti. Così la Cgil del Trentino definisce i dati contenuti nella rilevazione trimestrale dell'Istat sulle forze di lavoro in Trentino. Con un tasso di disoccupazione al 6,9% a marzo di quest'anno, in provincia si è tornati indietro di tredici anni. Si deve infatti risalire al giugno 1999 per trovare, nella serie storica dei dati dell'istituto nazionale di statistica, una percentuale di disoccupati più alta in Trentino. Allora si raggiunse un tasso di disoccupazione pari al 7,1%.

Ma è soprattutto l'andamento a preoccupare di più i dirigenti del sindacato di via dei Muredei. Negli ultimi tre trimestri infatti i disoccupati certificati dall'Istat sono passati da 9 a 17 mila con un differenziale su base annua di 5 mila posti di lavoro, mentre anche il tasso di occupazione, ossia il rapporto tra gli occupati e la popolazione in età da lavoro, si è contratto su base annua di 1,7 punti percentuali ed è passata dal 66,7% di settembre 2011 al 64,1% di marzo 2012.

Detto che il Trentino risulta ancora tra le realtà più virtuose a livello nazionale – solo Veneto (6,3%) e Alto Adige (3,6%) registrano un tasso di disoccupazione inferiore a quello Trentino -, il confronto con i cugini dell'Alto Adige risulta davvero penalizzante. Basti pensare che da Salorno al Brennero il tasso di occupazione raggiunge una percentuale record del 72%, con ben 246mila lavoratori che dichiarano di aver lavorato nel primo trimestre del 2012.

A leggere i dati della rilevazione campionaria emerge che, in Trentino, a perdere posti di lavoro sarebbe in misura maggiore il comparto dell'industria, in particolare il manifatturiero. Infatti, se l'edilizia resta stabile a quota 21mila addetti, nell'industria in senso stretto, rispetto al primo trimestre 2011, si perderebbero quattromila addetti tra i lavoratori dipendenti e tremila tra quelli autonomi. Inoltre, a pagare il prezzo più alto di questa difficile congiuntura sono le donne il cui tasso di disoccupazione è balzato all'8,2%, rispetto al 5,3% del primo trimestre 2011.

«Di fronte a dati così preoccupanti – incalza Franco Ianeselli della segreteria della Cgil del Trentino – è indispensabile un vertice tra le forze sociali e la Provincia. Dobbiamo infatti analizzare nel dettaglio i microdati sull'andamento del mercato del lavoro in Trentino verificando dove sono più forti i segnali di sofferenza. Ma dovremo anche definire meglio gli interventi nell'economia per rilanciare lo sviluppo. Si tratta cioè di proseguire nelle misure anticongiunturali e con gli stabilizzatori automatici del reddito – ammortizzatori e reddito di garanzia –, ma anche di consolidare e migliorare gli interventi che sappiano rigenerare, nel medio periodo, il tessuto produttivo locale stimolando la nascita di nuovi posti di lavoro di qualità, gli unici per i quali i cicli economici negativi risultano meno penalizzanti. Per concordare tutto questo ora serve un confronto immediato».

1 giugno 2012

 

 

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