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Sindacati dell'edilizia. “Le parti sociali condividano gli impegni per rilanciare il comparto”

Dal Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil l'appello a non scaricare su altri le proprie responsabilità. “Serve un distretto di filiere specialistiche che faccia della sostenibilità e dell'innovazione il proprio valore aggiunto”

In questi giorni sono diversi gli episodi che hanno portato sotto la luce dei riflettori il comparto edile in Trentino: dal blocco dell’iter di aggiudicazione del maxi appalto della Meccatronica di Rovereto alle dichiarazioni di Enrico Garbari, presidente di Ance, l'associazione dei costruttori di Confindustria, su alcuni appalti a Trento ed Ala, fino alla manifestazione di domani, voluta dall'associazione artigiani. Su tema intervengono i segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil del Trentino, che hanno condiviso la proposta di riunire gli stati generale del settore edile in Trentino per assumere impegni comuni per la riqualificazione e il rilancio del comparto.

«È ormai sotto l'occhio di tutti – esordiscono Gianni Tomasi, Stefano Pisetta e Maurizio Zabbeni –. La crisi in atto ha posto il settore delle costruzioni di fronte ad un bivio: o si riqualifica il comparto o la competizione solo sui costi ci schiaccerà. Allora, considerato chel'unica strada percorribile è quella delle sinergie e dell'innovazione, oggi più che mai c’è l'urgenza di condividere fino in fondo la strategia di interventi e comportamenti da mettere in campo per dare un futuro solido al sistema trentino delle costruzioni, un sistema che sia virtuoso, sostenibile e premiante le imprese serie, regolari e corrette».

Per i tre segretari generali nessuno può sottrarsi alle proprie responsabilità o, peggio, scaricarle opportunisticamente su altri. La Provincia in primo luogo deve rapidamente attuare quanto annunciato nell’incontro del 2 maggio scorso, ossia lo sblocco di opere per 500 milioni di euro e l’approvazione del regolamento attuativo della normativa provinciale, condiviso dalle parti sociali, vincolante per tutte le stazioni appaltanti pubbliche, che dovrebbe superare i problemi evidenziati da Ance, ad esempio, per il comune di Ala.

«D'altra parte – proseguono i segretari di Feneal, Filca e Fillea - le parti sociali debbono mantenere comportamenti coerenti e responsabili. Condividiamo i nodi che le associazioni di rappresentanza datoriali sollevano, ma tocca anche alle parti sociali provare a dare risposte comuni con un unico obiettivo: far sì che il sistema delle costruzioni marci speditamente verso un vero e proprio distretto costituito da filiere specialistiche, che faccia della sostenibilità in tema ambientale e sociale il proprio valore aggiunto, partendo dall’aggiudicazione delle opere, dai controlli durante la fase realizzativa, passando attraverso nuove politiche industriali di selettività per gli incentivi alle imprese, nuove forme anche contrattuali di politica attiva e promozione della regolarità dell’impresa che preservino le nostre imprese da una possibile concorrenza sleale. Se condividiamo questi obiettivi, dobbiamo stare uniti».

Ma su questo fronte, ammettono i tre sindacalisti, i segnali non sono dei più incoraggianti. «Da un lato riteniamo sbagliata la scelta fatta dall’associazione degli artigiani, di non presenziare al tavolo convocato da Pacher lo scorso 2 maggio. Lo abbiamo già detto: non è rinchiudendosi nelle proprie ragioni che le si potrà fare vivere e condividere nelle sedi opportune. Non è più il tempo dei settarismi, della difesa delle proprie istanze. Esse vanno inserite e valorizzate all’interno di un percorso ben più generale. Allo stesso tempo vogliamo ricordare anche al presidente di Ance, Enrico Garbari, che fa male al sistema assistere allo scontro tra imprese tutte trentine, come sta accadendo per l’appalto della Meccatronica. Certo, Ance e l'associazione industriali non hanno alcuna responsabilità in questa vicenda e ogni azienda ha diritto di far valere i propri diritti in tribunale. Ma dobbiamo riflettere tutti insieme insieme sul fatto che, se il sistema si sta dando delle nuove regole, questo va aiutato nel suo complesso. Un appalto come quello a Rovereto, aggiudicato in tempi brevi, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ha tutte le caratteristiche continuamente richieste dalle parti sociali. Ora, se proprio le imprese si fanno guerra, come possiamo pensare di radicare la sensibilità verso i temi che sindacati ed associazioni datoriali sollevano?»

I problemi sono molti e molto complessi. A maggior ragione Tomasi, Pisetta e Zabbeni si appellano alla responsabilità di tutti gli attori in campo anche a partire dalla consapevolezza che il contesto trentino, nonostante le difficoltà congiunturali, permette una sinergia feconda e produttiva tra governo locale, imprese e lavoratori. «Per questo – concludono - rinnoviamo l’invito a costruire insieme un futuro diverso, dove non ci si lamenti sempre e solo delle contingenze, ma si creino quei presupposti di correttezza, trasparenza, capacità che possono fare del settore delle costruzioni trentino un laboratorio di innovazione e di sostenibilità ambientale e sociale. Al centro debbono infatti tornare le condizioni di chi lavora nell'edilizia e la capacità del settore di creare buona occupazione, mentre oggi a pagare il conto più salato per la crisi in atto sono proprio i lavoratori del settore. Anche a partire da questo e dalla concreta dimostrazione della volontà delle associazioni datoriali di giungere al rinnovo dei contratti territoriali del settore, misureremo la capacità delle imprese di rilanciare davvero il settore».

4 maggio 2012

 

 

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