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Premiate le quattro migliori tesi sul lavoro

Dopo la consegna dei premi di Cgil, Cisl e Uil del Trentino il convegno con Luca Nogler e Paola Villa sulla riforma del mercato del lavoro

Premiate le quattro migliori tesi sul lavoro

Sono Emanuele Bortolamei (di Giurisprudenza) con la tesi dal titolo “Il lavoratore e l’occupazione: strumenti e misure di sostegno tra diritto nazionale e diritto dell’Unione Europea”; Francesco Guarracino (di Sociologia) con “Percorsi nel lavoro in somministrazione. Un confronto fra Trento e Napoli”; Laura Panizza (di Economia) con “Rendere felici i soggetti svantaggiati: un’analisi empirica del subjective well-being post-inserimento al lavoro” e Ornella Maria Gabriella Zampieri (di Scienze Cognitive) con “Gli effetti del Work design su adattamento persona-organizzazione, tensione indotta e sovraccarico lavorativo” i quattro laureati dell’Università di Trento che hanno ricevuto il premio di laurea Cgil, Cisl e Uil del Trentino per le migliori tesi sul mondo del lavoro.

La cerimonia di consegna si è svolta il 2 maggio nell’aula Kessler della Facoltà di Sociologia. Il pomeriggio è proseguito con una tavola rotonda sul tema “La riforma del mercato del lavoro”. Sono intervenuti Davide Bassi, rettore dell’Università di Trento, e Paolo Burli, Lorenzo Pomini, Ermanno Monari, segretari generali Cgil Cisl Uil del Trentino oltre a Bruno Dallago, preside della Facoltà di Sociologia, Paola Villa, docente di Scienze economiche e statistiche e Luca Nogler, preside della Facoltà di Giurisprudenza.

Se l'intento del governo Monti nel modificare le regole del mercato del lavoro era quello di sostenere la crescita economica, la sua traduzione concreta rischia di non raggiungere l'obiettivo. E' questo in estrema sintesi il giudizio del professor Nogler. Per il giurista infatti è illusoria l'equazione alla base del disegno di legge Monti-Fornero, secondo cui una riduzione della flessibilità in entrata e un aumento di quella in uscita produrrebbe un incremento della produttività del lavoro e quindi una crescita dell'economia italiana.

«Di quello che accade all'interno del rapporto di lavoro – ha spiegato il giurista alla platea di studenti e sindacalisti riuniti in aula Kessler – la riforma non dice nulla. Ed è qui che, su questioni come l'articolazione degli orari di lavoro, le mansioni e le progressioni di carriera, in Italia si registrano livelli di rigidità molto alti rispetto a paesi come Francia e Germania». E non è un caso che proprio su questo tema si sia acceso lo scontro, per esempio, in casa Fiat.

Se è vero, come ha sostenuto la professoressa Villa, che la bassa dinamica della produttività del lavoro in Italia non dipende solo dalle regole del mercato del lavoro, ma anche e forse soprattutto dall'eccessiva tassazione sul lavoro e dai bassi investimenti delle imprese che hanno dirottato i profitti verso i porti sicuri della rendita finanziaria ed immobiliare, Nogler ha sottolineato però come la riforma abbia comunque dei pregi. Primo fra tutti quello di aver posto un freno all' «ipergarantismo giudiziale» che si pratica nei tribunali del lavoro in Italia. «Da noi – ha ricordato Nogler – l'illegittimità del licenziamento porta sempre alla sanzione massima, ossia la reintegrazione. Non è così in Germania, ma neppure in Francia dove i vizi procedurali nel licenziamento comportano sanzioni ridotte».

Nogler si è però detto favorevole al ripristino della possibilità di reintegrazione visto che in nessun ordinamento europeo si differenzia la sanzione per tipo di licenziamento, ossia nel caso di un licenziamento disciplinare rispetto a quello economico.

Ed ha chiuso con una nota positiva. «In val Pusteria vigono le stesse regole del mercato del lavoro del resto d'Italia. Ebbene a Brunico un'azienda di componenti per auto continua a dare lavoro a 500 addetti grazie ad un costo per unità di prodotto contenuto, senza tagliare le retribuzioni ma aumentando la produttività. Ci sono riusciti agendo proprio sulla flessibilità interna all'organizzazione del lavoro e legando maggiormente il salario all'andamento produttivo, come accade in Germania».

Insomma nonostante tutto, se sindacati ed imprese puntano davvero alla competitività, i deficit del diritto del lavoro italiano possono essere comunque essere facilmente superati.

2 maggio 2012 

 

 

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