NEWS

Ammortizzatori, allarme della Cgil

Ianeselli: «La nostra riforma è a rischio, sarebbe un grave errore»

Ammortizzatori, allarme della Cgil

Dal Corriere del Trentino, domenica 15 aprile 2012

TRENTO — C'è preoccupazione in via Muredei per una riforma, quella sugli ammortizzatori sociali provinciali, che oltre a essersi arenata sulla spiaggia della Commissione dei 12, rischia di essere considerata sorpassata da quella nazionale. «Chi pensa che non ci sia più bisogno di questa riforma sbaglia due volte — mette in guardia Franco Ianeselli —. Nel merito, perché il nostro progetto è più avanzato e nel metodo, perché l'assetto nazionale è chiaramente instabile».

Un certo raffreddamento nell'attuazione delle norma sugli ammortizzatori sociali si era avvertito. La priorità assegnata alla norma finanziaria, che dovrà definire nel dettaglio la questione vitale delle entrate, ha finito col mettere un po' in ombra il grande progetto di welfare nordeuropeo annunciato da Piazza Dante. La riforma nazionale del lavoro rischia di dargli il colpo di grazia. «Siamo molto preoccupati — dice infatti Ianeselli, membro della segreteria generale della Cgil —. È ormai evidente che diversi soggetti a livello provinciale, a partire dal mondo imprenditoriale, ritengono superato il nostro progetto di riforma degli ammortizzatori sociali da quello deciso a livello nazionale. È un atteggiamento pericoloso, che rischia di sprecare una grande occasione per il Trentino. È vero — continua Ianeselli — che esistono importanti affinità tra ciò che avevamo studiato a livello locale e la riforma voluta da Fornero, ma è altrettanto vero che esistono differenze altrettanto importanti».

Il progetto trentino sarebbe per ovvie ragioni, in primis le maggiori risorse, più avanzato di quello nazionale. «Ad esempio — spiega il sindacalista della Cgil —, la cassa integrazione così come rivista a livello nazionale continua a non offrire copertura alle imprese con meno di 15 addetti. È chiaro che da noi, dove le imprese tendono molto spesso ad avere dimensioni ridotte, sarebbe importante prevedere tutele anche per i lavoratori delle aziende poco strutturate». E ancora: «Noi abbiamo previsto un'indennità di disoccupazione per i collaboratori a progetto, a livello nazionale si pensa solo a una buonuscita, per di più escludendo i collaboratori del pubblico impiego, che noi includiamo».

Ci sono poi differenze che rischierebbero di colpire soprattutto i giovani. «Nel progetto provinciale veniva eliminato l'obbligo dei due anni di iscrizione all'Inps per poter accedere agli ammortizzatori. In quello nazionale resta ed è evidente che sarebbero i giovani, già in grande difficoltà, a subirne le conseguenze». Anche i dipendenti dell'industria trentina potrebbero trovare poco conveniente subire la riforma nazionale. «Oggi la mobilità per gli over 50 in legge 223 è di 36 mesi, mentre per gli over 40 è di 24 mesi. La previsione nazionale, a regime, porta la copertura per i lavoratori con più di 55 anni a 18 mesi. È una durata insufficiente».

15 aprile 2012 

 

 

TORNA SU