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Riforma lavoro. Ok reintegro, ma resta mobilitazione

La Cgil, dopo l'ufficializzazione del ddl Monti-Fornero, rivendica il ripristino del reintegro» in caso di licenziamento economico, ma giudica negative le norme su pecarietà ed ammortizzatori

Riforma lavoro. Ok reintegro, ma resta mobilitazione

La segreteria della Cgil nazionale considera «la riconquista dello strumento del “reintegro” nel caso di licenziamenti economici insussistenti un risultato positivo», da ascrivere - ribadisce il sindacato di Corso d'Italia - «alla mobilitazione unitaria dei lavoratori, al consenso che si è sviluppato nel Paese sul tema della dignità del lavoro». Con questa presa di posizione inizia il primo commento della Cgil nazionale dopo l'ufficializzazione, giovedì 5 aprile, del testo del disegno di legge Monti-Fornero che contiene la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali discussa tra gennaio e marzo con le parti sociali.

Se il cambio di rotta dell'esecutivo sulla disciplina del licenziamento per giustificato motivo oggettivo o licenziamento economico - alla fine del confronto con le parti sociali, Monti aveva escluso il reintegro per questo particolare tipo di licenziamento -, è giudicato positivamente, non è lo stesso per le norme su precarietà e ammortizzatori sociali. «Sul tema della precarietà la distanza tra il testo presentato e agli annunci propagandistici del Governo sono evidenti» scrive la segreteria Cgil che poi sottolinea come «sul tema degli ammortizzatori, l’articolazione dei fondi allontana l’idea di universalità, così come non c’è risposta inclusiva per i lavoratori discontinui».

Proprio per questi motivi, la Cgil conferma le iniziative di mobilitazione già annunciate che a breve verranno definite collegialmente dal direttivo della confederazione. Fin da ora però la Cgil si impegna a coinvolgere Cisl e Uil per iniziative unitarie indispensabili a presidiare l'iter di discussione parlamentare del ddl al fine di migliorarlo, ad ottenere misure di riduzione del carico fiscale su lavoro dipendente e pensionati e a strappare interventi per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro, assenti dal ddl di riforma del mercato del lavoro.

Qui di seguito pubblichiamo integralmente il testo della nota della segreteria della Cgil nazionale di giovedì 5 aprile. 

«Dato l’ingiustificato ritardo con cui il Ministero del Lavoro ha reso pubblico il testo ufficiale del Ddl sul Mercato del Lavoro, la Segreteria Nazionale della CGIL esprime prime valutazioni di ordine generale, rinviando le osservazioni specifiche a un futuro più compiuto esame dell’articolato in essere.

La riconquista dello strumento del “reintegro” nel caso di licenziamenti economici insussistenti è un risultato positivo che ripristina un principio di civiltà giuridica. Ciò insieme alla velocizzazione dell’iter di giudizio, il permanere dell’onere della prova sull’impresa, al ruolo del sindacato nella conciliazione ricostituiscono il potere di deterrenza dell’art. 18 e scongiurano la pratica dei licenziamenti facili a indennizzo economico che Governo e Confindustria intendevano introdurre. Il Governo aveva chiuso la consultazione con le parti sociali imponendo un testo che escludeva il reintegro per i licenziamenti economici. Ora è dovuto tornare indietro: si tratta di un importante risultato della CGIL, della mobilitazione unitaria dei lavoratori, del consenso che si è sviluppato nel Paese sul tema della dignità del lavoro, a cui hanno prestato ascolto le forze politiche progressiste più sensibili alle tematiche sociali.

Il Ddl pomposamente definito “Riforma del Lavoro in una prospettiva di crescita” contiene forse la Riforma ma non la prospettiva di crescita. Sul tema della precarietà la distanza tra il testo presentato rispetto agli annunci propagandistici del Governo sono evidenti e rischiano di arretrare i risultati ottenuti nel confronto con le Organizzazioni Sindacali. Sul tema degli ammortizzatori, l’articolazione dei fondi allontana l’idea di universalità, così come non c’è risposta inclusiva per i lavoratori discontinui.

In ragione di questo giudizio, dei risultati raggiunti e delle tante questioni aperte la CGIL conferma la necessità di una forte iniziativa, che proporrà anche a CISL e UIL, con al centro:
presidiare la discussione sul Ddl al fine di migliorarlo a partire da precarietà e ammortizzatori;
ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente e i pensionati;
ottenere provvedimenti per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro.

Sulla base di queste priorità il prossimo Direttivo della Cgil definirà il calendario e le modalità della prosecuzione della mobilitazione. Intanto le strutture della CGIL sono impegnate nella preparazione della manifestazione del 13 aprile a contrasto degli effetti della riforma pensionistica».

5 aprile 2011

 

 

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