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Commercio. Caramelle (Filcams Cgil): “Titolati a trattare il rinnovo dell'integrativo territoriale”

Per il sindacato del commercio i grossisti dell'Unione rischiano di provocare un contenzioso senza fine. Caramelle: “Ora l'Unione deve assumere una posizione chiara e univoca. Subito la convocazione”

«Se i grossisti dell'Unione intendono affossare il contratto territoriale del commercio, noi non possiamo certo fare nulla se non rilevare che rimetterci sono sempre e solo le lavoratrici ed i lavoratori che attendono questo rinnovo da tre lustri. Quello che sappiamo è che siamo pienamente titolati a sederci al tavolo delle trattative. Ora chiediamo all'Unione di fare chiarezza la proprio interno e di assumere una posizione univoca, altrimenti c'è davvero il rischio che si apra una stagione di contenziosi che rischia di bloccare contrattazione e bilateralità in Trentino. Tutto il contrario di quello che serve per rilanciare il settore in questa crisi».

Di fronte alla lettera del responsabile della categoria dei grossisti dell'Unione Commercio e Turismo indirizzata al presidente dell'associazione datoriale di via Solteri, Gianni Bort, Roland Caramelle, segretario generale della Filcams Cgil del Trentino, non si scompone e ributta la palla nel campo dei commercianti. «Si tratta di una questione interna all'Unione – ribadisce infatti il segretario del sindacato del commercio -. A nostro parere, se i grossisti non ritengono accettabile il confronto con la Filcams, possono sempre lasciare la trattativa e non firmare il prossimo rinnovo. Ma queste, lo ripeto, sono questioni interne all'Unione. Da parte nostra ribadiamo che parteciperemo al confronto, fino a giungere – speriamo velocemente – alla sigla del contratto. Anzi, chiediamo l'immediata convocazione del tavolo di trattativa per superare una volta per tutte le obiezioni dei grossisti ed entrare finalmente nel merito delle questioni contrattuali».

«I grossisti – conclude Caramelle - si appellano alle logiche antidemocratiche di Marchionne, logiche che noi rifiutiamo con fermezza. Se si intende applicare alle relazioni sindacali in Trentino il modello inaugurato dall'ad di Fiat, credo che a perdere saranno tutti: le lavoratrici ed i lavoratori ovviamente in primis, poi le imprese che vedranno aumentare esponenzialmente i contenziosi ed infine la capacità di sviluppo e di promozione della coesione sociale dell'autonomia trentina, tanto sbandierate in questi anni».

14 marzo 2012

 

 

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