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Sciopero metalmeccanici. Alta adesione nelle fabbriche trentine

Grasselli (Fiom del Trentino): “A Roma abbiamo manifestato per i diritti e la democrazia. Ora vogliamo risposte”. 85% di adesioni alla Dana di Rovereto, 87% alla Whirlpool di Spini

Sciopero metalmeccanici. Alta adesione nelle fabbriche trentine

Lo sciopero generale del settore metalmeccanico è stato un successo anche in Trentino. Lo sostiene la Fiom Cgil, la sigla sindacale che ha promosso a livello nazionale, la giornata di mobilitazione delle tute blu per protestare contro l'esclusione dalle fabbriche Fiat, contro la riforma delle pensioni, contro la possibilità dell'abolizione dell'articolo 18 e per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro.

Alla soddisfazione della Fiom, non ha contributio solo la grande partecipazione al corteo per le strade di Roma – da Trento stamane hanno raggiunto la capitale circa 150 tra lavoratrici e lavoratori del settore -, ma anche i livelli di adesione allo sciopero registrati negli stabilimenti trentini. I primi dati giunti nel pomeriggio parlano di una partecipazione decisamente alta. Alla Dana di Rovereto ben l'85% dei 350 addetti ha fatto sciopero, alla Whirlpool di Spini di Gardolo il dato è anche superiore (87% su 500 dipendenti della multinazionale degli elettrodomestici). Alla Sata Valsugana di Castelnuovo il 90% dei 100 operai ha incrociato le braccia come alla Coster2 di Caldonazzo dove sono impiegati un centinaio di addetti. All'Adige di Levico (170 dipendenti) e alla Pama di Rovereto (300 dipendenti) l'adesione ha superato il 50%.

Alla base della mobilitazione c'è la volontà della Fiom di rilanciare le proprie richieste al governo e alle imprese. In primo luogo, le tute blu della Cgil chiedono alla Fiat di ritornare sui propri passi garantendo a tutti i lavoratori il diritto di scegliere liberamente il sindacato da cui farsi rappresentare. L'azienda automobilistica guidata da Marchionne sostiene infatti che solo chi ha firmato gli accordi sindacali può nominare i propri delegati. Sul tappeto c'è anche il contratto collettivo nazionale. Dopo la firma separata del 2009, oggi la Fiom vuole rilanciare la propria piattaforma per rinnovare il contratto nazionale dei metalmeccanici sulla base di quello sottoscritto unitariamente nel 2008 ed ormai scaduto da tre mesi.

Infine, la Fiom vuol far sentire la voce degli operai metalmeccanici anche nei confronti del governo Monti. In primo luogo il sindacato punta a modificare la riforma delle pensioni targata Monti-Fornero che ritine ingiusta. Poi c'è il fronte della trattativa tra governo e sindacati per la riforma del mercato del lavoro. Su un punto i metalmeccanici della Cgil non sono disposti a cedere di un passo: la modifica dell'articolo 18. Per la Fiom infatti non si può manomettere l'articolo dello statuto dei lavoratori che tutela le lavoratrici e i lavoratori dipendenti di aziende sopra i 15 dipendenti dai licenziamenti senza motivo. Anzi, per la Fiom è tempo di estendere la tutela dell'articolo 18 anche ai lavoratori delle piccole imprese che oggi ne sono prive.

«Lo sciopero è sicuramente riuscito – commenta il segretario generale della Fiom del Trentino, Roberto Grasselli -. Quella di oggi è stata una giornata molto importante per far capire alle controparti e al Governo che i metalmeccanici italiani non vogliono rinunciare a tutele, in primo luogo quelle garantite dallo Statuto dei lavoratori e dai contratti nazionali, conquistate in decenni di lotte. A Roma abbiamo manifestato proprio per questo, per difendere i diritti dei lavoratori e la democrazia sindacale. Ora vogliamo risposte: il Governo deve farsi parte attiva per bloccare il disegno autoritario di Marchionne, sostenere il manifatturiero e per estendere, invece di ridurre, i diritti di chi lavora».

9 marzo 2012

 

 

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