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La Vis. Flai Cgil: “No alla solidarietà a senso unico”

Dopo gli annunci il gruppo vitivinicolo comunica ufficialmente la richiesta di un taglio dello stipendio ai propri dipendenti. Buste paga ridotte di una cifra oscillante tra il 2% e il 10% 

Dichiarazioni di Stefano Montani, segretario generale della Flai Cgil del Trentino

«Le indiscrezione uscite nel mese di novembre dalla Cooperativa La Vis circa la richiesta di finanziamento “volontario” rivolta ai dipendenti del gruppo (Cesarini Sforza, cantina La Vis, Casa Girelli e magazzino ortofrutticolo 5 Comuni) trovano oggi una conferma. Con una pessima pensata, il commissario, Marco Zanoni, da tempo a conoscenza di cosa pensi la Flai Cgil sull'argomento, vorrebbe estendere ai dipendenti oltre che ai soci, un credibile piano di solidarietà che avrebbe il solo e poco invidiabile (de)merito di farci regredire di qualche decennio in quanto a diritti ponendo, al contempo, un serio problema di controllo dei lavoratori, consentendo all'azienda di dividere i dipendenti devoti da quelli meno devoti.

Nelle intenzioni del gruppo, ogni lavoratore in base al proprio reddito è chiamato ad un “contributo di solidarietà” che parte dal 2% per redditi lordi dai 20.000 euro in su. In base agli scaglioni del reddito aumenta proporzionalmente fino ad un massimo del 10% per redditi superiori agli 85.000 euro (che non sono certo quelli dei semplici lavoratori). Se però il lavoratore obietta che fatica ad arrivare a fine mese e che il contributo di solidarietà lo metterebbe, economicamente, ancor più in difficoltà, nessun problema perché la soluzione è presto trovata: si quantifica la percentuale che si dovrebbe devolvere a La Vis e la si trasforma in tempo lavoro (da prestare, ovviamente, gratis).

A questa solidarietà a senso unico, come Flai Cgil, diciamo no! Infatti la prima considerazione è che nessun vantaggio in termini economicamente consistenti venga al gruppo da una simile operazione. Ma soprattutto va detto che il contributo di solidarietà non dà nessuna garanzia occupazionale per tutti i dipendenti e serve solo ad accontentare la richiesta di qualche socio che capitalizzava gli utile e vorrebbe, oggi, socializzare le perdite. Se questo espediente serve a La Vis per abbassare in qualche modo il costo del lavoro (ore di lavoro rese senza retribuzione), perché altre cooperative del settore, e non solo, non dovrebbero seguire questa strada?

Fare concorrenza al ribasso (dumping) sulla pelle dei lavoratori non ci sembra la strada migliore per uscire dalle secche dalle quali il gruppo, ed il suo commissario, stanno faticosamente ed orgogliosamente tentando di uscire. Su questo punto, magari, la Federazione delle Cooperative, potrebbe farci conoscere il proprio parere, perché, se tace, acconsente. Ed allora tutti i suoi associati, anziché innovare, investire, formare il capitale umano (belle parole, ma poco praticate), potrebbero sentirsi autorizzati a giocare al ribasso. E sarebbe un bagno di sangue. Presidente Schelfi, dica qualcosa».

3 febbraio 2012

 

 

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