NEWS

Poste Italiane. Slc Cgil: “50 lavoratori in Trentino in esodo incentivato senza certezze sulla pensione”

La riforma previdenziale coinvolge gli addetti di Poste Italiane in uscita dall'azienda. La denuncia della Slc Cgil: “Bloccato il tavolo di confronto a Roma per il veto di un'organizzazione sindacale” 

Sono cinquanta solo in Trentino e ben 5mila in tutta Italia i dipendenti di Poste Italiane che, usciti dall'azienda sulla base di un accordo sindacale di incentivazione all'esodo, rischiano di non poter maturare il diritto alla pensione secondo la vecchia normativa previdenziale. E' l'effetto della riforma delle pensioni targata Monti e Fornero che innalza l'età pensionabile e che garantisce deroghe solo ad un massimo di 65mila lavoratori di tutti i settori e di tutti gli ambiti territoriali.

La situazione è aggravata dal fatto che, a fronte della disponibilità di Poste Italiane a livello nazionale a trovare una soluzione per i lavoratori ai quali viene innalzata l'età pensionabile, un'organizzazione sindacale si sarebbe opposta all'avvio di un incontro unitario tra l'impresa e tutte le sigle sindacali, incontro che si sarebbe dovuto tenere proprio oggi.

«La situazione è drammatica e paradossale – denuncia Daniela Tessari della Slc Cgil del Trentino –. Drammatica perché, se non verranno adottate misure di salvaguardia, ben 50 lavoratori di Poste Italiane in Trentino e 5mila sull'intero territorio nazionale, nel periodo coperto dall'incentivazione all'esodo non acquisiranno la certezza dell'accesso alla pensione, come era stato previsto dagli accordi sindacali. Paradossale perché, a fronte alla dichiarata volontà dell'azienda di dare risposta a questi lavoratori, una sigla sindacale ha posto il veto ad aprire un tavolo unitario ed ha fatto saltare l'incontro che si doveva tenere oggi a Roma, reclamando un confronto separato con Poste Italiane».

«Non capiamo il motivo di questo atteggiamento - conclude la sindacalista della Slc Cgil – ma è certo che ci batteremo in tutti i modi perché si riapra immediatamente un tavolo unitario. Per la Cgil infatti prima di ogni cosa viene l'interesse e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori ai quali dobbiamo garantire certezze in un delicato passaggio della loro vita personale e professionale».

14 dicembre 2011

 

 

TORNA SU