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Marsilli 1914. Montani (Flai Cgil): “Pericolosa incertezza sulla cassa integrazione”

Il trattamento straordinario scade a gennaio. Ma il tribunale non ha ancora ammesso l'azienda di Zeni al concordato preventivo e i lavoratori rischiano di dover transitare prematuramente tutti in mobilità

Sono ogni giorno più preoccupati i 45 lavoratori superstiti della Marsilli 1914, il salumificio di Porte di Trambileno che a fine 2010 ha portato i libri in tribunale dopo due anni di gestione dell'imprenditore Armando Zeni. Gli ex dipendenti dello storico salumificio, in cassa integrazione straordinaria fino al 3 gennaio 2012, attendono con ansia il verdetto del tribunale di Rovereto che deve decidere sull'ammissione dell'azienda al concordato preventivo e, in sostanza, alla procedura di fallimento.

Nei giorni scorsi il tribunale ha chiesto più tempo e nuova documentazione per verificare la possibilità di evitare il fallimento della Marsilli 1914. Ma questo ritardo rischia di impedire la richiesta del rinnovo della cassa integrazione straordinaria, obbligando i lavoratori a transitare fin da gennaio prossimo nelle liste di mobilità e riducendo quindi di un anno la copertura degli ammortizzatori sociali per i 45 lavoratori interessati.

«Lungi dal volerci sostituire ai giudici – incalza Stefano Montani, segretario generale della Flai Cgil del Trentino – vogliamo però chiedere al tribunale di Rovereto di fare in fretta. La possibilità, oggettivamente molto remota, di vedere risorgere Marsilli dalle proprie ceneri deve essere verificata velocemente perché non possono essere i lavoratori a pagare, rimettendoci un anno intero di cassa integrazione straordinaria che il ministero, in base alla legge, potrebbe concedere ai dipendenti dell'azienda, una volta ammessa al concordato preventivo».

Un rischio, quello di rimetterci ben 12 mesi di cassa integrazione, che è sempre più concreto visto che, in assenza di un pronunciamento del tribunale, alla scadenza del 3 gennaio i lavoratori non avranno alternativa all'iscrizione in mobilità, impedendo loro, anche nel caso in cui il tribunale decidesse per il concordato pochi giorni dopo quella data, di rientrare in cassa integrazione. «In questa situazione – conclude Montani – anche un giorno di ritardo potrebbe essere fatale per i 45 dipendenti della Marsilli per i quali, in questa difficile congiuntura economica, è difficile trovare una ricollocazione professionale immediata. Al tribunale quindi chiediamo di fare presto».

30 novembre 2011

 

 

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