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Apprendistato. La risposta di CGIL CISL e UIL al presidente degli Artigiani

L'intervento di Paolo Burli (segretario generale della CGIL del Trentino), di Lorenzo Pomini (segretario generale della CISL del Trentino) e Ermanno Monari (segretario generale della UIL del Trentino)

Consigliamo al presidente degli artigiani trentini di andare a leggersi una notizia pubblicata venerdì dalla stampa nazionale: “La Corte di giustizia europea condanna l’Italia a 30 milioni di multa per non aver recuperato sgravi contributivi illegali avuti dalle aziende negli anni '90 per contratti di formazione lavoro, dove la formazione era inesistente”.

Il ritorno all’apprendistato parte da qui, dalla bocciatura, verso la fine degli anni '90, da parte dell’Europa delle agevolazioni alle imprese a fronte delle assunzioni di giovani con contratto di formazione lavoro, dove la formazione era lasciata al buon cuore del datore di lavoro e quindi praticamente inesistente. Con la nuova legislazione sull’apprendistato (legge Treu del 1997 e legge Biagi del 2003), nel rispetto della normativa europea è stabilito che gli sgravi contributivi (azzeramento dei contributi previdenziali, quindi risparmio di oltre il 30% di costo per le imprese, ridotto al 20% negli ultimi 2 anni e che sarà riportato alla entità precedente a partire dal 2012 per le imprese con meno di 9 dipendenti) sono legati alla partecipazione dell’apprendista a percorsi formativi, definiti nei tempi e nei contenuti dai contratti di lavoro.

Non si può - e secondo noi sarebbe assolutamente sbagliato - tornare al passato con incentivi alle imprese, retribuzioni ridotte, formazione inesistente. La componente formativa è fondamentale, non solo perché è un vincolo imposto dal tipo di istituto, ma perché è una opportunità di crescita per i giovani e offre all'impresa la possibilità di completare qualificazioni e professionalità. È il presidente degli artigiani che guarda al passato, non noi.

In Trentino la materia è stata regolata da accordi, in particolare quello del luglio 2005, dalla legge provinciale n. 6 del 2006 e dai vari piani di politica del lavoro. Il piano è stato riscritto nel corso del 2011 con il contributo delle associazioni dei lavoratori e degli imprenditori, che hanno definito precisamente il funzionamento dell’apprendistato. Forse al presidente degli artigiani quest'ultimo passaggio è sfuggito. Consigliamo di leggere il piano così scoprirà che molte cose che chiede sono già state fatte o sono previste.

Ad esempio, delle famigerate “120 ore inutili di formazione”, le 80 ore di formazione professionalizzante possono essere svolte “ in azienda o presso soggetti accreditati”, mentre solo le 40 di formazione trasversale su diritto del lavoro, devono essere svolte all’esterno. L’utilizzo di soggetti accreditati, in particolare i centri di formazione professionale, che sono un fiore all’occhiello del sistema trentino di istruzione e formazione, è una possibilità, non un obbligo. Secondo noi il rapporto delle aziende con i centri di formazione professionale è un valore aggiunto perché le imprese possono tarare sulle loro esigenze le competenze da trasmettere ai giovani.

Per un contratto di lavoro con finalità formative è ovvio che ci vuole un piano formativo individuale: Agenzia del lavoro ha definito, con un lavoro di grande impegno e rilevanza, assieme alle parti sociali, il repertorio delle figure professionali più diffuse nei vari settori e i profili formativi corrispondenti. A ciascuno di questi è associato un percorso formativo con moduli definiti. Quindi l’azienda, a meno che la sua attività non sia particolarissima, può scegliere sulla base della figura professionale il percorso e il pacchetto formativo. È una palese esagerazione che ci vogliano tre o quattro giornate di lavoro per completare gli adempimenti burocratici. Inoltre è prevista e valorizzata la possibilità di intervento nella formazione dei giovani da parte dei ” maestri artigiani” e l’utilizzo delle “botteghe scuola”.

La sede di discussione per migliorare, semplificare, cogliere tutte le opportunità, raccogliere le idee delle parti sociali c'è ed è il tavolo di confronto avviato per armonizzare la regolamentazione provinciale con la nuova (ennesima) normativa nazionale sull’apprendistato. È tempo di abbandonare i facili slogan e, a quel tavolo, definire concretamente gli strumenti per rilanciare l'apprendistato e così sostenere davvero l'occupazione giovanile.

18 novembre 2011

 

 

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