NEWS

3° congresso Slc Cgil del Trentino: Lucio Omezzolli nuovo segretario generale del sindacato lavoratori della comunicazione

Eletto oggi a Mattarello

3° congresso Slc Cgil del Trentino: Lucio Omezzolli nuovo segretario generale del sindacato lavoratori della comunicazioneLucio Omezzolli è il nuovo segretario generale Slc Cgil del Trentino, la federazione che organizza i lavoratori e le lavoratrici del settore cartario, delle poste, delle telecomunicazioni, del sistema radiotelevisivo. Con 39 schede favorevoli, un contrario e tre astenuti, Omezzolli è stato eletto oggi dal Direttivo votato dal terzo congresso provinciale della categoria, che si è svolto all'Hotel Adige di Mattarello. Il nuovo segretario generale ha 47 anni, di cui quasi una trentina passati a lavorare come operaio alla cartiera Fedrigoni di Varone. Ricopre il ruolo di funzionario Slc Cgil dal settembre 2004. Omezzolli, nel giorno della sua elezione, ha voluto ringraziare il predecessore Paolo Baldo, che dopo quasi 8 anni lascia la guida della categoria per andare a ricoprire altri incarichi sindacali. Riportiamo l'ordine del giorno “Rai – Rai Way” assunto dal congresso del Sindacato lavoratori della comunicazione. L’azienda concessionaria del servizio pubblico radio televisivo, la Rai, vive in una sorta di metamorfosi ininterrotta, da oltre un ventennio. Ciò non è conseguenza, come logica farebbe presumere, della continua evoluzione tecnologica e delle nuove procedure di trasmissione del segnale radio televisivo. Le trasformazioni in realtà, sono conseguenza delle diverse riforme di riordino del sistema radiotelevisivo che, a seguito dell’avvento delle televisioni commerciali, hanno richiesto adeguamenti normativi ricorrenti per consentire la convivenza di un sistema misto, pubblico e privato. L’ultima legge in questione in ordine di tempo, la Gasparri, ha ulteriormente accentuato una tendenza già riscontrata nelle precedenti leggi di sistema, ovvero quella di non saper conciliare adeguatamente le esigenze di un forte ed efficiente servizio pubblico con le ovvie aspettative dei liberi operatori del settore. Il SIC (Sistema Integrato delle Comunicazioni) in particolare, ha innalzato considerevolmente i tetti della raccolta pubblicitaria per i privati, come pure ha dato la possibilità per una stessa società di poter ricavare contemporaneamente introiti pubblicitari da network televisivi nazionali e da giornali, concedendo un innegabile vantaggio in termini economici agli operatori commerciali rispetto alla Rai, che nel frattempo, grazie a questa legge, è stata trasformata in società al fine di essere privatizzata . La forte anomalia del mercato italiano, inoltre, dove l’antagonista più significativo del servizio pubblico è la società di proprietà del Presidente del Consiglio, ha inevitabilmente posto delle perplessità sulla legittimità di una serie di comportamenti che, di fatto, hanno dato come risultato un buon tornaconto per la Finivest. Ci riferiamo in particolare all’introduzione del digitale terrestre che, nei tempi e nei modi con cui è stato introdotto, è diventato una risorsa ulteriore per chi, come alcuni operatori commerciali, ha avuto la possibilità di ricavarne un immediato tornaconto economico (ad esempio con la vendita delle partite a pagamento). Ma non solo: in questi anni la raccolta pubblicitaria è aumentata notevolmente per la Fininvest a scapito di tutti gli altri soggetti, e, fra questi, anche la carta stampata. Occorre pensare ad un nuovo modello di servizio pubblico, diverso ed al passo con l’evoluzione dei nostri tempi. Sotto il profilo socioculturale, si deve pensare ad un servizio pubblico volto al recupero concreto della centralità della Rai nel panorama del sistema radiotelevisivo italiano, quale garanzia di pluralismo, libertà d’espressione, stimolo e valorizzazione della produzione culturale italiana ed europea, tutela delle minoranze e rappresentazione della molteplicità e complessità sociale. Le intelligenze e le capacità non mancano: con questa maggioranza politica è mancata la volontà di avere una Rai “ forte, grande e autorevole”. Sotto il profilo sindacale, occorre utilizzare pienamente e rivalutare le professionalità interne all’azienda, restituire efficienza ad un sistema produttivo sempre più impoverito dalla mancanza di un valido progetto editoriale. Oggi in Rai hanno sempre maggior peso le produzioni di format televisivi acquistati sul mercato internazionale e addirittura realizzati con appalti esterni. Per contro, un vero rilancio ideativo-produttivo in Rai deve superare le sacche di inefficienza e i meccanismi che le generano (spesso asserviti a pure logiche di potere). La notevole presenza sul territorio può consentire alla Rai di recepire agevolmente le esigenze dei cittadini e grazie alle professionalità di cui dispone al suo interno, di poterle rappresentare, anche ipotizzando sinergie con le amministrazioni pubbliche locali, con le associazioni culturali ed intellettuali dislocate sul territorio. In questo momento, se non vogliamo un ridimensionamento del servizio pubblico, va respinta l’ipotesi di separazione tra produttore di contenuti e titolarità delle reti di trasmissioni; come pure lo spostamento dei finanziamenti pubblici a favore della produzione di programmi ed a discapito dello sviluppo delle infrastrutture. Occorre pertanto tornare a pensare ad un ruolo preminente del servizio pubblico radiotelevisivo nel panorama delle telecomunicazioni. Anche per questo occorre abrogare la legge Gasparri e riformulare una nuova legge di riordino del sistema radiotelevisivo che garantisca autonomia ed indipendenza alla Rai e la renda finalmente scevra dalla lottizzazione attuale, evitando che rimanga sempre e solo terreno di conquista per governo e partiti. Oggi è necessario che la Slc prima e la Cgil confederale poi, proprio all’interno di un “progetto alto per la ricostruzione e la rinascita dell’Italia”, si facciano promotrici in prima persona di analisi e proposte all’interno di un confronto con le forze politiche che dovranno poi legiferare in materia. 13 gennaio 2006

 

 

TORNA SU