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Liste di mobilità. Burli (Cgil): “Priorità al sostegno alla crescita economica”

Nel 2011, nove mesi su dieci oltre 4.700 lavoratori in mobilità. Burli: «Insieme allo sviluppo, la difesa dell'occupazione e il rafforzamento delle politiche attive del lavoro sono le priorità»

La crescita del numero di iscritti in mobilità, ormai sopra quota 4.700 in nove degli ultimi dieci mesi, ovvero i licenziati da grandi e piccole imprese, preoccupa non poco la Cgil del Trentino. Una preoccupazione acuita dalla consapevolezza che la ripresa economica registrata nel 2010 e nel primo semestre di quest'anno si sta attenuando sensibilmente. Per la Cgil del Trentino, per affrontare la nuova congiuntura, bisogna partire dall'attuazione degli interventi previsti dal piano provinciale triennale di politica del lavoro.

«Nel documento – ricorda il segretario generale della della Cgil del Trentino, Paolo Burli – sono previsti strumenti per incentivare le assunzioni dei soggetti deboli – giovani, donne, precari, lavoratori over 50, tra gli altri - che si affiancano a quelli già stabiliti dalla legislazione nazionale. Ora si tratta di rafforzare i servizi per l'impiego così da rendere più efficiente l'incontro tra domanda ed offerta e migliorare le performance di un mercato del lavoro fino ad oggi vivace. Su questo fronte la Provincia deve garantire ad Agenzia del Lavoro adeguate risorse umane e finanziarie, indispensabili per attuare tutti gli interventi indicati dal piano di politica del lavoro».

Ma ad allarmare il sindacato è anche il rallentamento della crescita economica, a causa della crisi del debito di Eurolandia e della maggior debolezza dell'Italia. Senza un solido tasso di sviluppo – ragionano i vertici di via dei Muredei – è difficile aumentare i posti di lavoro e, anzi, c'è il pericolo di dover far fronte anche in Trentino a nuove crisi occupazionali. «Per evitare il rischio di una nuova paralisi del mercato del lavoro dopo quella del 2009 – continua Burli – bisogna quindi agire su due fronti: quello della crescita e quello della difesa dell'occupazione. Vanno cioè sostenute in modo selettivo le imprese che investono e fanno innovazione e insieme si devono attuare riforme utili a rendere più efficiente e innovativa la pubblica amministrazione, sia nella produzione che nell'acquisto di beni e servizi. Inoltre, nell'eventualità di crisi aziendali o di settore, bisogna utilizzare tutti gli ammortizzatori, a partire dai contratti di solidarietà, per mantenere il più possibile inalterati i livelli occupazionali».

Per la Cgil, su tutte e tre queste priorità – sostegno alla crescita, difesa dell'occupazione e rafforzamento delle politiche del lavoro - c'è bisogno di una confronto con le associazioni datoriali. «Dobbiamo stabilire una serie di impegni comuni – chiosa Burli – da realizzare concretamente su produttività, ammortizzatori, assistenza integrativa e difesa del capitale umano. Così davvero riusciremo a cogliere le opportunità offerte dall'Autonomia».

22 ottobre 2011

 

 

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