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BILANCI DELL'INDUSTRIA TRENTINA NEL 2010

Nel 2010 tutti gli indici delle maggiori aziende manifatturiere sono stati positivi, ma non sono ancora ai livelli pre-crisi. Ed intanto si affaccia lo spettro di una nuova recessione

Dopo la ripresa registrata nel 2010, come testimoniano i dati dell'analisi dei bilanci dell'industria, e il buon andamento dei primi sei mesi di quest'anno, sull'economia italiana torna ad aleggiare lo spettro della recessione. E Paolo Burli, segretario generale della Cgil del Trentino, intervenendo all'annuale presentazione della ricerca curata dalla confederazione di via dei Muredei sui bilanci delle aziende industriali in Trentino, lancia l'allarme.

«Che si stia entrando di nuovo in una fase difficile per l'economia ed il lavoro – premette Burli - non lo dice la Cgil, ma l'Fmi e l'Ocse. A Washington, ad agosto gli economisti del Fondo monetario hanno dimezzato le stime del Pil italiano per il 2011: dal più 1,3% ad un misero più 0,7%. Inoltre, gli indicatori con cui a Parigi gli esperti dell'Ocse cercano di anticipare l'andamento del ciclo economico, per l'Italia segnano rosso ormai da ormai sette mesi».

"FrancoTutto ciò inevitabilmente si riflette sul Trentino e sulla sua economia. «Il nostro territorio – avverte infatti il segretario della Cgil - non è un'isola slegata dal resto del mondo. Come è accaduto con l'abbassamento del rating, il Trentino risente inevitabilmente della debolezza dell'Italia e del suo Governo. Ma in Provincia abbiamo due risorse importanti da mettere a frutto: l'Autonomia e un più alto senso di responsabilità dimostrato fin qui dalle istituzioni locali rispetto a quelle nazionali. Dobbiamo fare presto e bene. Oggi non basta la politica. La Giunta e il Consiglio provinciale hanno messo in campo politiche importanti, sia per sostenere le imprese che per difendere il lavoro. Ma ora serve un rinnovato protagonismo e un ruolo più attivo e lungimirante delle parti sociali, ossia di sindacati e associazioni imprenditoriali insieme. Purtroppo registro un ritardo nell'aprire un confronto non episodico. E la cosa ci preoccupa». Nelle settimane scorse, infatti, Cgil Cisl Uil avevano sollecitato un incontro con il Coordinamento imprenditori per discutere del quadro economico e per definire i punti fondamentali di un accordo sulla crescita. «Confidiamo – continua Burli – che il confronto si possa riaprire a breve. I temi da mettere in agenda infatti sono molti e complessi. La questione di fondo però è una sola: affrontare i nodi che ingabbiano i giovani per dare loro concrete speranze in un futuro più roseo di quello che si staglia all'orizzonte».

Sostegno all'occupazione giovanile, rilancio dell'apprendistato, definizione di tirocini di qualità, riforma degli ammortizzatori sociali, estensione della copertura dei fondi sanitari integrativi, sono solo alcuni dei temi da affrontare per dare maggiori certezze e opportunità ai giovani in Trentino. «Queste – avverte il segretario della Cgil del Trentino – sono questioni nella mani delle parti sociali. La loro attuazione passa necessariamente dal confronto tra sindacati e organizzazioni datoriali. E' quindi bene provare ad intendersi subito, magari tentando di assumere impegni comuni anche sulla difesa dell'occupazione in caso di rallentamento dell'economia e sulle priorità per lo sviluppo e la crescita in Trentino, anche ragionando sulla qualificazione della contrattazione di secondo livello dopo l'accordo interconfederale del 28 giugno».

Per i sindacati sul tappeto ci sono necessità impellenti: si va dall'utilizzo, in chiave di difesa dei livelli occupazionali, dei contratti di solidarietà nell'eventualità di nuove crisi aziendali, fino alla semplificazione e all'accorpamento delle funzioni amministrative dentro le Comunità di valle per aumentare l'efficienza e l'innovazione dei servizi della pubblica amministrazione, passando attraverso una maggiore selettività della domanda pubblica e dei sussidi alle imprese, allo scopo di accrescerne le dimensioni, il tasso di innovazione, e l'apertura internazionale.

«Dobbiamo saper assumere – conclude Burli – impegni comuni per affrontare la crisi in atto guardando al futuro. Insieme, possiamo rendere la nostra economia sempre più dinamica, sostenibile ed equa. Ed è questo il miglior impegno che possiamo assumere verso le giovani generazioni in tempi così difficili».

Venendo ai dati dell'analisi sul bilanci del campione di aziende e gruppi industriali in Trentino, nel 2010 per Franco Ischia, responsabile del diaprtimento industria e lavoro della Cgil del Trentino, tutti gli indici sono stati positivi. «Non siamo però ancora tornati ai livelli pre-crisi» ha ammonito il sindacalista durante l'illustrazione dei dati. 

Dopo la profonda recessione registrata nel 2009, lo scorso hanno l'economia è tornata a correre, almeno fino a pochi mesi fa. «L’entità complessiva degli utili è in crescita - spiega Ischia - rispetto al campione 2009. Complessivamente il margine operativo è in ripresa. La ripresa del fatturato ha portato benefici (contenuti) sui margini di produttività e redditività. Nel confronto con il campione di Mediobanca, che raccoglie circa 2mila grandi imprese italiane, le imprese trentine escono dignitosamente. Resta comunque molto arduo tornare velocemente ai livelli del 2008, in particolare nel settore metalmeccanico».

Le condizioni del amnifatturiero sono divrese a seconda dei settori merceologici relativamente al fatturato. «Il settore meccanico è molto diversificato e dinamico, quindi registra oscillazioni anche rilevanti nei livelli produttivi ed è in perenne trasformazione con la nascita di nuove aziende, ma anche con la chiusura di alcune produzioni».

«Il settore agroalimentareche e quello cartario - conclude Ischia - sono più stabili nelle variazioni annuali di fatturato e anche nell’assetto produttivo. Il settore chimico mantiene una presenza significativa con aziende molto qualificate. Il tessile si è ridotto ma le poche presenze rimaste sono di buona qualità».

17 ottobre 2011

 

 

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