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«Così il potere d’acquisto è crollato»

Giorgio Santoni, ex segretario Fiom: ecco tutte le cifre che lo dimostrano. Sempre meno i minuti di lavoro necessari per l’acquisto di beni primari come pane, carne, burro, olio

di Paolo Morando (Trentino, 23/09/2011)

TRENTO. Suo padre, a fine anni ’50, guadagnava come operaio 40 mila lire al mese. Ma altre 20 mila entravano in casa sotto forma di assegni familiari, 5 mila a testa per la moglie e i tre figli. Meglio non fare il confronto con i giorni nostri, quando tra l’altro a Roma si ipotizzano ampie sforbiciate su detrazioni e deduzioni fiscali se le tante manovre ancora non bastassero: quale famiglia monoreddito, oggi, ai tempi della crisi, potrebbe contare su entrate composte per un terzo da aiuti dello Stato?

Quello di Giorgio Santoni è un volto che da tempo non compare sulle cronache. Ma per quasi tutti gli anni ’80 è stato in prima linea sul fronte del lavoro: operaio alla Ignis prima a Gardolo poi a Rovereto, dal 1978 all’88 è stato segretario provinciale della Fiom, i metalmeccanici della Cgil. Ha sempre avuto un pallino, Santoni: le cifre. E i confronti internazionali. Cifre e confronti relativi, ad esempio, a quanti minuti di lavoro servivano, in un dato anno, a un operaio per acquistare un chilo di pane, o di patate, o per cambiare cappotto. Fino agli acquisti di elettrodomestici, di un’automobile. E della casa. Un operaio italiano, tedesco, giapponese, o perché no, anche giapponese. O cipriota.

"GiorgioQuei dati, da sempre, vengono raccolti dai sindacati metalmeccanici della “Fédération Internationale des Organisations de travailleurs de la Métallurgie”, che in sigla diventa appunto Fiom. E raccolti in pubblicazioni in francese poi distribuite ai dirigenti delle varie sigle sparse per il pianeta. Quelle pubblicazioni, ora disponibili in Internet, Santoni le sfoglia ancora oggi che è pensionato della Cgil, a caccia di dati utili per un ragionamento - o un’azione - sindacale. E a proposito della storia pubblicata ieri dal Trentino, di come negli anni ’70 ad esempio per acquistare una bella casa in città bastavano circa 70 mensilità degli stipendi sommati di due impiegati di primo livello, quelle cifre che Santoni maneggia con sapienza qualcosa da dire ce l’hanno eccome.

Doppia tabella sul tavolo, da una parte i dati del 1982, dall’altra quelli del 2008. E si scopre che un po’ tutti i beni di consumo primari (pane, carne, pesce, burro, olio, riso, eccetera) oggi incidono molto meno rispetto a trent’anni sulla busta paga di un operaio. Per un chilo di zucchero, per dire, allora, servivano 12 minuti di lavoro, oggi ne bastano la metà. Lo stesso per l’abbigliamento, ed è ovvio pensando al peso dell’innovazione tecnologica nel settore manifatturiero (per non dire dell’effetto Cina): per una camicia da uomo nell’82 si dovevano lavorare 4 ore e 12 minuti, oggi in 18 minuti è fatta. E via così per tutta un’altra serie di beni di consumo: 1.084 ore per un’automobile allora contro le 921 di oggi, mentre per un frigorifero si passa da 76 ore di lavoro a meno di 40.

Si potrebbe continuare a lungo con esempi “virtuosi” che sembrerebbero contraddire la tesi secondo cui il potere d’acquisto di un operaio negli ultimi anni è drasticamente diminuito. Ma ovviamente non è così. Perché sono le uscite più impegnative, quelle che più incidono nel bilancio familiare, ad essere drammaticamente cresciute. A partire dalla casa. La Fiom internazionale non computa spese per l’acquisto bensì quelle per l’affitto. E a parità di metratura, ecco che per la rata mensile nell’82 servivano 48 ore e 45 minuti, nel 2008 invece ne servono quasi 66. E a chiarire meglio la situazione, ecco un ultimo dato. Si riferisce all’incidenza percentuale sul reddito del carico fiscale. Ebbene: nel 1982 ammonta suppergiù a un sesto del lavoro annuale di un operaio. Meno di due mesi. Oggi è invece del 25%. Come dire che da gennaio a marzo, per 1.200-1.300 euro al mese, un operaio lavora solo per pagare le tasse. (p.mor.)

dal Trentino, 23 settembre 2011

 

 

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