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Crisi e manovra. Burli (Cgil): “Un'altra manovra è possibile, anzi un dovere”

Sciopero generale il 6 settembre. La Cgil propone interventi contro l'evasione, una patrimoniale e tasse sui più ricchi. A rischio anche l'Autonomia. Burli: “Le norme sul lavoro sono contro sviluppo e crescita”

Un'altra manovra non è solo possibile, è indispensabile, un dovere per dare un futuro di benessere al Paese e ai suoi territori, a partire dal Trentino al quale il Governo impone un salasso di oltre 900 milioni di euro. E per riaffermare la necessità di rivedere le misure del decreto 138 per il riequilibrio dei conti pubblici la Cgil ha proclamato lo sciopero generale nazionale per il 6 settembre prossimo.

«Quella che abbiamo davanti – spiega il segretario della Cgil del Trentino, Paolo Burli – è una manovra profondamente ingiusta e irresponsabile perché scarica tutti i costi su chi ha sempre pagato le tasse e sugli enti locali che saranno costretti a tagliare i servizi ai cittadini. Così si mette a rischio la già debole ripresa. Il pareggio di bilancio dello Stato è necessario per superare la crisi del debito, ma gli interventi debbono essere radicalmente diversi: bisogna chiamare a contribuire tutti in modo proporzionale alle proprie possibilità, senza deprimere le potenzialità di crescita del Paese».

Così la Cgil riempirà un centinaio di piazze in tutta Italia per chiedere che il Parlamento introduca una serie di provvedimenti realmente efficaci: un piano strutturale di lotta all'evasione fiscale, stimata intorno a 120 miliardi annui, per ridurne la diffusione del 10% nel 2012 e del 30% nel 2013, un contributo di solidarietà straordinario di un solo anno (il 5% sopra i 90mila euro, il 10% sopra i 150mila euro) finalizzato ad incentivare l'occupazione giovanile, un'imposta ordinaria sulle grandi ricchezze (attività patrimoniali e finanziarie) sul modello francese con un'aliquota progressiva dallo 0,55% all'1,8% sopra gli 800mila euro per un gettito potenziale di 15 miliardi annui dal 2013, un'imposta straordinaria sui grandi immobili (valore netto oltre 800mila euro) dell'1% con un gettito stimato di 12 miliardi, oltre all'aumento della tassa di successione, alla ritassazione dei capitali scudati, ai tagli ai Ministeri e alla riduzione dei costi della politica (con un possibile effetto cumulato di oltre 12 miliardi di euro da destinare in gran parte agli enti locali).

«Questi interventi – prosegue Burli – sono fondamentali per difendere il sistema di welfare e per garantire i servizi offerti dagli enti locali, Regioni e Comuni in primo luogo, che il Governo, alla faccia del federalismo, depreda ancora una volta. A questo proposito, per la Cgil i tagli imposti alla Provincia di Trento sono ingiustificati: l'Autonomia del Trentino non può essere messa in discussione ogni volta. Con il nuovo patto di stabilità il Governo impone un contributo cumulativo all'Autonomia di 923 milioni di euro, pari al 20% del bilancio provinciale. E' un salasso inaccettabile per un territorio che ha puntato sulla difesa del welfare e sulle politiche di sviluppo, con risultati fino ad oggi positivi. Con l'accordo di Milano, per primi, insieme a Bolzano, abbiamo rinunciato ad alcune poste per contribuire al risanamento dei conti pubblici e alla perequazione in vista del federalismo. Questo non significa però che sulle tasse dei trentini il Governo possa fare affidamento come su un bancomat».

Infine per la Cgil sono da bocciare anche le norme sul lavoro e lo sviluppo. «Il Governo - incalza il segretario generale della Cgil del Trentino – spaccia per competitività la derogabilità dalle leggi che tutelano i diritti dei lavoratori. Ma la legge è legge, sono le norme fondamentali che regolano i rapporti tra imprese e lavoratori. Senza di queste si apre la strada al Far West dei diritti e delle regole. Altro che crescita: così si incentivano le imprese a competere lungo la via bassa dello sviluppo, non su innovazione e qualificazione del lavoro. Sarà una lotta di tutti contro tutti anche tra le imprese e farne le spese saranno i lavoratori. Chiediamo a tutti i sindacati, anche a quelli che non partecipano al nostro sciopero generale, di fare fronte comune almeno su questo punto. Ce lo chiedono le lavoratrici ed i lavoratori di tutta Italia».

25 agosto 2011

 

 

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