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Corriere del Trentino. Burli: «Finanza locale, un patto con i Comuni»

Burli assicura: «Anche la Cgil farà la sua parte. Rivediamo il Progettone»

Corriere del Trentino. Burli: «Finanza locale, un patto con i Comuni»

TRENTO — La crisi finanziaria che incombe: il sistema Trentino deve reagire rapidamente per rivedere la spesa della pubblica amministrazione e rilanciare lo sviluppo. Il segretario della Cgil, Paolo Burli, dà molto peso al ruolo che dovranno giocare i Comuni nell'attuazione della riforma istituzionale, ma promette che anche la Cgil è pronta a fare la propria parte. Ad esempio accettando che si rivedano i criteri di accesso al Progettone.

Segretario, fino a qualche tempo fa erano molti i commentatori che indicavano l'uscita dalla crisi come prossima, ma ora è chiaro che la luce in fondo al tunnel è ancora lontana. Cosa è mancato?
«Non si sono volute imporre regole ai mercati finanziari. La mancanza di regole continua a produrre una forte tensione finanziaria e la distribuzione della ricchezza, in Italia come in Europa, è sempre più diseguale. Se vogliamo ripartire, serve uno sforzo significativo di redistribuzione della ricchezza, consapevoli però che i consumi e lo sviluppo non potranno poggiare su un'espansione, non più sostenibile, dei debiti pubblici».

Rispetto a questa prospettiva, il giudizio della Cgil sulla manovra del governo italiano pare tutt'altro che positivo.
«Non potrebbe essere altrimenti. Siamo di fronte alla terza manovra depressiva di un governo squalificato e impresentabile, che ha continuato a raccontare frottole agli italiani dicendo che la crisi non c'era, e che ora non riesce a fare nulla per la crescita. Dopo aver cercato senza successo di addossare al prossimo governo la responsabilità del pareggio di bilancio, l'attuale esecutivo è stato di fatto commissariato dalla Bce».

Risultato per famiglie e lavoratori?
«Il risultato è che si profila una manovra altamente iniqua che colpisce i ceti deboli. Una manovra fatta solo di tasse e tagli ai servizi alla persona».

L'alternativa, però, sembra essere il default.
«Il pareggio di bilancio è indispensabile. La Cgil non sostiene il contrario, ma la manovra va rivista perché invece di redistribuire la ricchezza crea maggiori disuguaglianze. Mi auguro che contro queste scelte del governo si andrà unitariamente verso una mobilitazione generale».

In mezzo alla tempesta internazionale, come valuta invece la rotta della barchetta trentina?
«La differenza tra nazionale e provinciale è evidente. L'approccio è stato diverso fin dalla prima fase della crisi. Rapidità e concretezza sono state possibili grazie alla concertazione con i sindacati che a Trento c'è stata, a Roma no».

Ma se a Roma bisognerà spegnere l'incendio, anche Trento dovrà versare la sua parte d'acqua. Le prime ipotesi sul nuovo patto di stabilità parlano di circa 300 milioni in meno da spendere nel bilancio 2012.
«Per questo servono rigore ed equità, compresi i tagli ai costi della politica. Poi indispensabile sarà l'impulso alla crescita. Mi pare che la giunta intenda muoversi ancora secondo questo schema. Rispetto a prima, però, ora serve la versione 2.0 che dovrà passare anche dal rafforzamento della finanza locale, al di là delle stucchevoli polemiche venete e lombarde sulla nostra tripla A di rating».

Proviamo ad abbozzarla questa versione 2.0. Magari partendo proprio dallo sviluppo economico, aspetto vitale per una provincia che dovrà campare di ciò che produce.
«Va affrontato con decisione il problema della dimensione delle imprese trentine. Nel primo trimestre 2011 le grandi sono cresciute del 12,3%, le piccole sono calate del 2,3%. Basta con il piccolo è bello, non è vero. Fondamentali in questo senso saranno le reti d'impresa. Campi come la ricerca e l'internazionalizzazione esigono che i piccoli facciano rete. Per noi è molto importante che la riforma degli incentivi alle imprese abbia il prima possibile un regolamento attuativo e che questo confermi il cardine di quella legge: la selettività. Finora gli incentivi hanno salvato le imprese e i posti di lavoro. Ora serve incrementare la produttività. Poi è fondamentale una riforma della pubblica amministrazione. Non si deve procedere, come ha fatto il governo, per tagli lineari, ma secondo un criterio di razionalizzazione. Fulcro di questa operazione devono essere le Comunità di valle».

Di questo pare convinta anche la giunta, ma i 217 Comuni del Trentino faranno la loro parte?
«Dovranno farla. Serve un patto per la finanza locale. I tempi non consentono troppi indugi. Visto che gli accorpamenti di Comuni non possono essere imposti, a nostro giudizio la Provincia dovrà procedere per incentivi e disincentivi. Chi sceglierà di consorziare i propri servizi dovrà essere premiato, ma chi pretenderà di rimanere da solo, da solo dovrà anche procurarsi le risorse necessarie a mantenere la propria autarchia. Il patto sulla finanza locale dovrà anche impedire che i Comuni, mentre la Provincia cercherà di alleggerire la pressione fiscale aumentata dal governo, decidano di agire sull'addizionale Irpef per fare cassa. Servono comportamenti omogenei, così come è necessario che anche i piccoli Comuni si decidano a rispettare il protocollo sugli appalti: non è possibile che continuino ad agire come se non esistessero regole d'indirizzo generali».

Voi chiedete alla politica di tagliare i costi e ai Comuni di dimostrarsi responsabili. I Comuni, però, obiettano che a mettersi di traverso nell'attuazione della riforma istituzionale saranno proprio i sindacati, preoccupati di salvaguardare le prerogative del pubblico impiego.
«La Cgil è un sindacato generale che ha a cuore non un interesse particolare, ma l'interesse generale. Pertanto, se l'occupazione non sarà ridotta, se si avvierà una razionalizzazione della spesa e quei soldi saranno investiti nello sviluppo, noi faremo la nostra parte. L'accordo sul trasferimento del personale del C5 lo abbiamo già sottoscritto».

Mesi fa si cominciò a parlare di un patto per la produttività tra le parti sociali. Risultati non se ne sono visti molti.
«È stato un nostro limite. Sindacati e associazioni imprenditoriali devono individuare insieme degli obiettivi e proporli alla politica. Mi riferisco all'occupazione giovanile, con tirocini di qualità e la fine degli stage che mascherano semplice lavoro non pagato. Penso a forme nuove di apprendistato, al protagonismo che dovremo avere sui fondi sanitari integrativi utili nell'interesse generale della collettività. Penso alla riforma degli ammortizzatori sociali resa possibile dal patto di Milano che rischia però di rimanere compressa dalla stretta sui conti. Noi vogliamo che l'incentivo al lavoro venga prima del sostegno al reddito, per evitare la tentazione di vivere di sussidio. In quest'ottica, anche il Progettone va rivisto se vogliamo che sopravviva».

In che senso?
«Gli ultimi dati parlano di 1.250 lavoratori inseriti nel Progettone. Gli accessi sono in costante aumento, le uscite di fatto nulle. Il rischio che corriamo è che in prospettiva non sia più sostenibile. Se vogliamo che questo importante strumento continui a dare risposta ai lavoratori che per età o altro faticano a reinserirsi nel mondo del lavoro, dobbiamo cominciare a pensare che 46 anni per le donne e 50 per gli uomini sono forse età troppo basse per potervi accedere».

L'ultimo anno è stato caratterizzato in Cgil anche per una serie di provvedimenti disciplinari, culminati con l'espulsione di Ezio Casagranda.
«Premesso che si tratta di decisioni prese da organi di garanzia della Cgil nazionale, il nostro auspicio è che si decida velocemente sul ricorso presentato dal compagno Casagranda. La Cgil del Trentino ha bisogno di tutte le sue risorse politiche, comprese diversità e dissenso. Dobbiamo confrontarci per determinare le scelte migliori, ma con un punto fermo: quando la discussione è terminata e la decisione è presa, quella è la linea della Cgil del Trentino. Farne coesistere altre confonde gli iscritti e priva l'azione sindacale della forza necessaria per difendere i lavoratori».

Tristano Scarpetta

dal Corriere del Trentino

12 agosto 2011 

 

 

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