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Moschea a Trento. Il documento del direttivo della CGIL del Trentino

Il 19 luglio scorso il Comitato direttivo del sindacato di via dei Muredei ha approvato un ordine del giorno sulla realizzazione di un luogo di culto per i musulmani

I FEDELI DI RELIGIONE ISLAMICA HANNO DIRITTO ALLA LORO MOSCHEA

Il Comitato Direttivo della CGIL del Trentino esprime preoccupazione per il divieto posto dal TAR all’apertura del centro islamico di Gardolo. La decisione della giustizia amministrativa – che non dubitiamo sia giuridicamente fondata – produce una conseguenza oggettivamente negativa: ancora una volta, viene frustrata la legittima aspettativa, per quella parte della nostra popolazione che pratica la religione islamica, di avere un proprio dignitoso luogo di culto, come dovrebbero avere anche tutte le altre confessioni sul nostro territorio.
Si paventa concretamente il rischio che una parte della nostra comunità sia indotta a percepirsi come mal sopportata, rifiutata, impedita ad integrarsi positivamente, soprattutto come discriminata in un diritto fondamentale.
Ciò non può essere perché la nostra Costituzione stabilisce libertà uguale per ogni confessione religiosa e garantisce un diritto individuale e associativo non limitabile. E’ stato inoltre osservato che i fedeli islamici rappresentano una non piccola platea di contribuenti, cui non si possono negare i diritti derivanti a tutti coloro che lavorano e pagano le tasse.
E’ dunque necessario che si trovi una soluzione adeguata e in tempi certi. Finora, l’autonoma paziente ed autofinanziata iniziativa della comunità interessata è andata incontro a ripetuti rinvii, ostacoli e stop in vario modo motivati, quasi a dimostrare che il problema dei luoghi di culto per i fedeli islamici non si risolve nelle pieghe o nicchie opache di regolamenti amministrativi spesso suscettibili – come è stato – di formale contestazione.
Bisogna allora imboccare la via maestra di una programmazione urbanistica che individui e destini allo scopo le apposite aree. Il nostro auspicio e il nostro impegno è di affrontare la questione a viso aperto, perché si tratta di garantire un diritto fondamentale ad una parte significativa della popolazione, ed in essa a molti nostri lavoratori.

Approvato con tre astensioni

27 luglio 2011

 

 

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