NEWS

La disperazione di un lavoratore algerino

Stamane, presso la sede della Cgil a Trento, un cittadino algerino di 57 anni ha tentato di mettere in atto un gesto disperato. L'uomo, residente in Trentino da diversi anni, disoccupato da qualche tempo e privo con tutta probabilità di regolare carta di soggiorno, si è recato presso l'ufficio legale della Cgil del Trentino in stato di evidente agitazione e, reclamando la possibilità - non contemplata tra l'altro dalla legislazione nazionale in materia - di recuperare i contributi previdenziali versati all'Inps per ritornare nel Paese d'origine con un po' di denaro, si è gettato addosso della benzina, fino ad allora tenuta nascosta in uno zainetto, e ha minacciato di darsi fuoco.

Mentre i funzionari dell'ufficio vertenze dialogavano con l'uomo riuscendo a tranquillizzarlo almeno in parte, sono state allertate le forze dell'ordine che, giunte tempestivamente sul posto, in pochi minuti sono riuscite a portare l'uomo presso la locale caserma dei Carabinieri, garantendone l'assoluta incolumità.

L'uomo ha come punto di riferimento la Cgil del Trentino perché, nel passato e fino al 2006, l'ufficio legale era riuscito a risolvere a suo favore diverse vertenze di lavoro. Dopo di allora, solo all'inizio del 2010 l'uomo aveva ricontattato il sindacato per il recupero di documentazione inerente i suoi rapporti di lavoro in Trentino. Da quel momento l'uomo non si era più rivolto agli uffici della Cgil del Trentino.


Dichiarazioni di Paolo Burli (segretario generale della Cgil del Trentino) e di Assou el Barji (responsabile coordinamento lavoratori immigrati della Cgil del Trentino)

 

«Il gesto estremo che oggi un uomo disperato ha cercato di mettere in atto contro se stesso, testimonia le condizioni spesso drammatiche in cui, in numero crescente, sono costretti a vivere i cittadini di Paesi extracomunitari che si trovino all'improvviso senza lavoro in Italia.
Questi uomini e queste donne sono vittime di una legge iniqua, discriminatoria, finanche inumana, la Bossi-Fini, che assoggetta il rilascio della carta di soggiorno - e quindi il pieno accesso ai benefici del sistema di welfare nazionale e locale - al possesso di un contratto di lavoro, relegando quindi alla clandestinità anche lavoratori che abbiano prestato il loro lavoro per molti anni nel nostro Paese. Anche per questo motivo la Cgil del Trentino ha deciso di garantire assistenza legale al protagonista di questa drammatica vicenda.

 

 

L'atto disperato di oggi rappresenta solo la punta di un iceberg e rappresenta la prova tangibile e inequivocabile della necessità e dell'urgenza di rivedere radicalmente la legge che regola l'immigrazione in Italia. La Cgil chiede da tempo, e non solo in considerazione della crisi economica, l'istituzione di un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro e l'accelerazione dei tempi per il riconoscimento della cittadinanza italiana agli stranieri che ne abbiano diritto e ne facciano richiesta. Sono interventi minimali necessari a permettere una compiuta integrazione di milioni di donne e uomini che hanno la sola "colpa" di essere cittadini di un Paese straniero extra Ue, ma che sono in tutto e per tutto uguali ai lavoratori e alle lavoratrici italiani o comunitari.
Se questi provvedimenti fossero già attuati, con tutta probabilità, un gesto come quello di oggi, non sarebbe stato possibile. Prima che questo evento si ripeta, a Trento o in qualsiasi altra città italiana, è dovere del Governo mettere mano alla Bossi-Fini.

 

C'è poi un tema particolare che ci interroga dopo questa vicenda ed è la questione dei tanti lavoratori immigrati che, come molti colleghi italiani o comunitari, si trovano in non più giovane età a dover fare i conti con prolungati periodi di disoccupazione o con la difficoltà, superati i 50 anni, a trovare un altro impiego. Se il Progettone non può essere la soluzione a tutti i mali e il reddito di garanzia funziona come ultima barriera contro la povertà, è bene ragionare al più presto su incentivi mirati e sul potenziamento dei servizi all'impiego affinché anche gli over 50 espulsi dal mercato del lavoro possano essere riqualificati mettendo poi a frutto la propria esperienza lavorativa in nuovi impieghi. La Giunta provinciale conosce l'urgenza di questo tema ed è consapevole che solo associando uno strutturato sistema di politiche attive agli interventi di sostegno al reddito proprie degli ammortizzatori sociali, si possono davvero creare i presupposti per aiutare i lavoratori giovani come quelli anziani a ricollocarsi proficuamente sul mercato del lavoro. Siamo quindi convinti che serva un investimento straordinario in questa direzione e lavoreremo affinché si concretizzi a partire dall'attuazione della delega in materia di ammortizzatori sociali».

18 maggio 2011

 

 

TORNA SU