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Marsilli. Montani (Flai): “Ora verificheremo le vere intenzioni di Barbolini“

A Porte di Trambileno la maggioranza dei lavoratori è favorevole a rinunciare alla riassunzione, nonostante l'assenza di incentivi. In 13 hanno però votato contro. Montani: "I lavoratori sono liberi di scegliere, ma il diritto alla rias

Assemblea questo pomeriggio a Porte di Trambileno per 52 dei 54 lavoratori del salumificio Marsilli 1914, sull'orlo di nuovo fallimento a meno di tre anni dall'uscita del gruppo Arena dalla società lagarina e il subentro dell'imprenditore trentino Armando Zeni. I dipendenti erano chiamati ad esprimersi intorno all'ipotesi di rinuncia al diritto alla riassunzione, garantito dal codice civile ai lavoratori interessati a procedure di affitto di ramo d'azienda. E' proprio questa la formula che l'imprenditore modenese Claudio Barbolini vorrebbe infatti utilizzare per rilanciare la produzione nello stabilimento Marsilli, senza però essere in grado di riassorbire tutta la manodopera, ma solo 20 lavoratori in due trance. Di qui la richiesta di una liberatoria alla riassunzione da parte di tutti i lavoratori che rimarranno a casa.

L'esito del voto ha sancito la disponibilità alla proposta di Barbolini, anche in assenza di incentivi economici, di 39 lavoratori, mentre 13 si sono detti contrari a firmare la rinuncia al loro diritto di riassunzione.

I lavoratori - spiega Montani, segretario generale della Flai Cgil del Trentino - erano e sono liberi di decidere se rinunciare a questo diritto o meno. Ma come Flai abbiamo sempre ribadito che mai avremmo potuto firmare un accordo sindacale con Barbolini e la sua Comal sostituendoci ai lavoratori: quello alla riassunzione è infatti un diritto individuale sancito dal codice civile. Di altra natura è stato il nostro impegno a fare in modo che i lavoratori avessero almeno un indennizzo economico. Ma su questo fronte di fatto Barbolini si è dimostrato indisponibile a corrispondere significativi incentivi alla manodopera di Maasilli».

Ora la palla torna in mano al patron della Comal, il quale in realtà aveva sempre sostenuto la necessità che tutti i lavoratori sottoscrivessero la liberatoria, prima di investire i propri capitali nel rilancio dello stabilimento Marsilli e la riassunzione dei primi 14 lavoratori.

«I lavoratori hanno parlato chiaramente - conclude Montani - e hanno detto che la fabbrica può rimanere aperta. Allo stesso tempo però una fetta larga di personale si è detta indisponibile a che ciò accada sulla propria pelle. Per questo ora tocca a Barbolini dimostrare le proprie reali intenzioni in merito al rilancio di Marsilli».

28 aprile 2011

 

 

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