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La Cgil del Trentino giudica sempre e solo il merito delle questioni

Replica del segretario generale della CGIL del Trentino, Paolo Burli, alle dichiarazioni di Lorenzo Pomini ed Ermanno Monari.


Dichiarazioni del segretario generale della Cgil del Trentino, Paolo Burli
 

«Ogni valutazione rispetto alla situazione economica e sociale del Trentino e rispetto ai rapporti con la Giunta provinciale e le controparti datoriali deve iniziare e concludersi sul merito. Per la Cgil del Trentino questo non è un auspicio, ma una pratica quotidiana. Un approccio che è stato sempre condiviso con Cisl e Uil tanto che, a partire dall'estate del 2008, i documenti ufficiali dei sindacati su questioni territoriali e gli accordi di natura confederale con la Giunta e con le controparti datoriali in Trentino recano la firma unitaria di tutte e tre le sigle confederali. Coerentemente a questo assunto, la Cgil del Trentino è abituata a giudicare l'operato della giunta provinciale, scelta dai trentini nelle elezioni del 2008, sulla base dei risultati raggiunti.

In questo senso, va ricordato che in un contesto di grave crisi economica, gli interventi concertati con le organizzazioni sindacali e attivati per contrastare gli effetti sociali della recessione, hanno attutito di molto l'impatto della recessione sul nostro territorio e sui lavoratori e i pensionati che rappresentiamo.
Se si osserva infatti la dinamica del prodotto interno lordo, è facile verificare come a livello nazionale questo sia è caduto dell'1,3% nel 2008, del 5% nel 2009 e sia stimato in crescita dell'1,3% nel 2010. Nel Nord Est la caduta è stata pari all'1% nel 2008, del 5,6% nel 2009 mentre è segnalato in ripresa dell'1,6% nel 2010. In Trentino invece il Pil è cresciuto dello 0,4% nel 2008, è diminuito del 3% nel 2009 e per il 2010 è stimato in risalita dell'1,7%.
In questo quadro macroeconomico sono stati positivi gli effetti degli interventi pubblici sul fronte della tenuta dell'occupazione che per il Trentino mostra performance seconde solo a quelle dell'Alto Adige. Nel corso del 2010 però abbiamo rilevato segnali preoccupanti con un addensamento delle difficoltà occupazionali nella fascia di età tra 20 e 24 anni. Per questa ragione, anche su sollecitazione del sindacato confederale, è stata istituita una cabina di regia a livello provinciale che ha come obiettivo quello di migliorare le opportunità lavorative delle giovani generazioni.

Sempre in questo contesto l'amministrazione provinciale assieme alle organizzazioni sindacali ha scelto di approfondire le sperimentazioni già in atto nelle politiche di welfare e del lavoro, istituendo il reddito di garanzia, assumendo la delega sugli ammortizzatori sociali e concentrando gli interventi pubblici nell'ambito del lavoro e della conoscenza. È sostanzialmente il contrario di quanto avvenuto a livello nazionale. Su questo punto, ci pare, tutto il movimento sindacale è chiamato ad un supplemento di riflessione.
Riguardo al tema dei fondi sanitari integrativi, come già concordato a livello unitario, l'obiettivo delle organizzazioni sindacali è quello di coordinare un migliore utilizzo sul territorio dei fondi esistenti a favore delle lavoratrici e dei lavoratori che tuteliamo, nel pieno rispetto della funzione esclusivamente integrativa dei fondi stessi, la cui gestione è e resta in capo alle organizzazioni titolari della contrattazione collettiva.

Per il resto, non ci nascondiamo i problemi che il Trentino ha di fronte a sé. C'è infatti l'urgenza di agganciare la ripresa globale, innovando il tessuto economico locale, aumentando le esportazioni e l'internazionalizzazione, anche attraverso la rimodulazione delle politiche di incentivo alle imprese. Proprio sul tema dei sussidi alle imprese e della valutazione delle politiche di incentivo la Cgil del Trentino, a partire dal 2008, ha sostenuto uno sforzo di analisi e di elaborazione nel tentativo di individuare interventi capaci di favorire la produzione e di disincentivare le rendite. Questa elaborazione, al centro del congresso provinciale dello scorso anno, contiene proposte e richieste di revisione delle politiche di incentivo, rispetto a quanto attuato finora dall'Amministrazione provinciale e, dopo essere stata fatta propria da Cisl e Uil, è diventata oggi patrimonio comune del movimento sindacale trentino. Una diversa ricostruzione di quanto avvenuto non corrisponde al vero e suona come offesa ingiustificata a chi, come la Cgil nella sua interezza, si è speso in questi mesi per produrla e per convincere altri soggetti della sua efficacia.

Il Trentino ha però un altro scoglio da affrontare, il più importante, forse il più faticoso. Riguarda ruolo e responsabilità delle parti sociali, corpi intermedi della società, in una fase per certi versi costituente della nostra Autonomia. Cambiamenti di mentalità e di comportamento vanno infatti richiesti al mondo delle imprese e all'amministrazione pubblica. Ma vanno richiesti innanzitutto a noi stessi, al movimento sindacale che è chiamato a diventare vera e propria intelligenza collettiva dei lavoratori e dei pensionati acquisendo una rinnovata capacità di analisi, una maggiore autorevolezza della proposta, una più spiccata propensione all'innovazione e una più solida capacità di rappresentanza e di intervento nella società.
Su questi terreni, al di là delle divisioni nazionali e delle piccole gelosie locali, siamo convinti che il movimento sindacale trentino sarà in grado di offrire un contributo positivo al Trentino e in modo specifico ai lavoratori e ai pensionati della nostra terra».

26 aprile 2011

 

 

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