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Arnoldi costruzioni. Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil: “Subito un tavolo in Provincia”

L'impresa nonesa non paga i dipendenti da quattro mesi e accusa le Rurali di non finanziare il piano aziendale di riassetto. I sindacati: "Serve un incontro a quattro: sindacati, azienda, coop e Provincia". Intanto si diffondono i casi di mancat

 

Sono ormai quattro mesi che i 60 dipendenti di Arnoldi Costruzioni, azienda edile di Denno, una delle più grandi dell'intera val di Non, non ricevono la busta paga. A nulla sono valsi fino ad oggi i tentativi dei sindacati del settore edile - Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil - di strappare all'azienda l'impegno a pagare il dovuto. «Il titolare - spiegano i segretari generali delle tre sigle, Gianni Tomasi, Stefano Pisetta e Maurizio Zabbeni - ha sempre giustificato il mancato pagamento delle retribuzioni adducendo problemi di liquidità. A suo dire, sarebbe colpa delle Cassa Rurali alle quali si era rivolto presentando un piano aziendale di riassetto finanziario. Queste, sempre a detta del titolare, avrebbero dato informalmente il loro via libera al piano per poi decidere di non erogare i finanziamenti necessari a dare ossigeno all'azienda».
 
Di fronte a questa situazione i sindacati si sono quindi mossi per tutelare al massimo livello i lavoratori. «La settimana scorsa infatti - continuano i segretari di Feneal, Filca e Fillea - abbiamo sottoscritto con Arnoldi la richiesta di cassa integrazione in modo da garantire i lavoratori. Ma ora vogliamo avere assicurazioni sul futuro dell'azienda». 
Giunti a questo punto, per conoscenrne la reale condizione finanziaria, i sindacati considerano indispensabile un vertice a quattro dove tutti giochino a carte scoperte. «Abbiamo chiesto all'assessore provinciale all'economia, Alessandro Olivi - annunciano Tomasi, Pisetta e Zabbeni - di convocare tutte le parti in causa: oltre al governo provinciale, i sindacati, l'impresa e la Cooperazione per le Casse Rurali. Solo sedendoci tutti intorno ad un tavolo potremo capire come stanno davvero le cose e disegnare una strategia concretamente percorribile per la ripresa dei lavori nei cantieri e quindi per la tenuta occupazionale. Perché a noi ciò che sta a cuore sono solo i lavoratori che non debbono fare la fine del vaso di coccio tra quelli di ferro».
 
Insomma, nella querelle tra azienda e istituti di credito a rimetterci rischiano di essere solo i lavoratori che, tramite i loro sindacati, pretendono si faccia chiarezza in una situazione quanto mai fumosa.
 
«Più in generale - concludono Tomasi, Pisetta e Zabbeni - registriamo che i casi di aziende di costruzioni che non pagano i propri dipendenti si stanno moltiplicando, anche quando queste - ed è un dato allarmante - sono impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. Come sindacati non possiamo accettare che le aziende, seppur in difficoltà congiunturale, decidano di scaricare sui lavoratori le loro inadeguatezze organizzative o le loro scelte errate»

 

16 marzo 2011

 

 

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