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Dedagroup tagli 40 posti

Da l'Adige di martedì 15 marzo 2011

TRENTO - Non solo edilizia, non solo trasporti in debito d'ossigeno. La crisi non è finita e morde anche nell'informatica. Ieri mattina, come un inatteso colpo
di karate sul collo, i 227 dipendenti della sede trentina di
Dedagroup - a Spini di Gardolo - hanno saputo che l'azienda
non ha più bisogno di 40 di loro: dunque il 18% degli organici,
quasi uno su cinque, dovrà essere - come si dice nel galateo
aziendale - «accompagnato all'uscita». Non serve più.
La maggior parte sono giovani, tra i 20 e i 40 anni, solo 4-5 i vicini alla pensione che potranno approfittare di uno scivolo.
«Lo sforzo - assicura il direttore del personale Gabriella Bernardi (si veda l'intervista a fianco) - è dialogare col sindacato per trovare le vie migliori».

Ma è un dialogo sulle macerie, purtroppo. E pensare che Dedagroup a continuato a crescere, acquisendo nuove aziende in altre aree geografiche, fino  pochi mesi fa (ha altre 8 sedi: Bergamo, Bolzano, Brunico, Cagliari, Cesena, Cosenza, Milano, Napoli). E ad aumentare il fatturato, sia dell'azienda trentina ia del gruppo (da 101 a 115
milioni tra 2009 e 2010).


A prendersi la doccia gelata, ieri, i dipendenti convocati dall'ad Gianni Camisa e i sindacalisti. «Una decisione inattesa - commenta Massimiliano Nobis, segretario generale Fim-Cisl,
che con Michele Guarda della 
Fiom e con le rsu ha incassato
la cattiva notizia del primo lunedì
mattina di Quaresima - perché
alcuni segnali di difficoltà
si erano avuti già a fine 2010, ma
la crescita del fatturato rassicurava
sul prossimo futuro. I
giovani dipendenti che perderanno
il lavoro sono difficili da
ricollocare e siamo preoccupati
a medio-lungo termine dalle
ripercussioni sulla tenuta del
gruppo nel comparto informatico
territoriale e nazionale».
Niente cessioni di rami d'azienda
in vista: «Non si è riscontrata
disponibilità da parte dell'azienda
- dice la Fim Cisl - di
ragionare su possibili interventi
di riconversione professionale
o su trasferimenti all'interno
del gruppo».
Fim-Cisl e Fiom-Cgil si stanno
attivando - garantiscono i segretari
- per sensibilizzare la politica
e anche gli altri attori sociali
trentini. «È un problema lavorativo
che interessa in prospettiva
tutto il comparto informatico
territoriale e non solo i
40 lavoratori di Dedagroup» afferma
Nobis.
«Mind and technology» è il bello
slogan umanistico di Dedagroup,
che aveva chiuso il bilancio
2009 con 5,6 milioni di
margine lordo, poi evaporato
nel 2010: ma si riparte, purtroppo,
da 40 minds in meno.

pgh

 

15/03/2011 

 

 

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