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Non autosufficienza. Priorità alla verifica dei bisogni sul territorio

Dallo Spi e dalla Cgil sì al potenziamento dei servizi domiciliari e all'aumento dell'assegno di cura. Ma la Provincia deve garantite le prestazioni sanitarie e il controllo pubblico sui servizi. Sulla non autosufficienza serve una legge organica.

Prima di definire compiutamente quale sarà nel prossimo futuro il sistema di assistenza alle persone non autosufficienti in Trentino, la Provincia deve effettuare un'analisi accurata, territorio per territorio, dei bisogni espressi dalla famiglie su questo versante. Lo sostengono lo Spi del Trentino e la Cgil del Trentino, che chiedono alla giunta provinciale di effettuare un monitoraggio aggiornato dei casi di non autosufficienza in provincia da incrociare con i servizi attualmente offerti ai malati e alle loro famiglie.
 

 

«Per fare una proiezione sul medio e lungo periodo - spiega Enzo Gasperini, segretario del sindacato pensionati di via dei Muredei - e strutturare quindi un sistema di assistenza più efficace e puntuale, bisogna fotografare il quadro esistente e capire quali sono le tendenze per il prossimo futuro. Solo così saremo in grado di stabilire quali sono gli strumenti assistenziali migliori per le famiglie».
 
La presa di posizione dello Spi e della Cgil giunge un paio di settimana dopo il vertice tra i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil e l'assessore alla salute, Ugo Rossi. Allora l'assessore annunciò la volontà della giunta di puntare sui servizi domiciliari, considerato che sono già 4.500 i posti in strutture residenziali per anziani e ben mille sono le domande alle quali non è stata data risposta. Il costo complessivo dei servizi offerti dalle Rsa in Trentino è pari a 130 milioni di euro annui, di cui il 67% è finanziato direttamente dalla casse provinciali. Ora, per garantire alle famiglie la possibilità di accedere ai servizi domiciliari la Provincia vorrebbe aumentare l'importo degli assegni di cura.
 
«La logica della giunta - chiarisco lo Spi e la Cgil - non ci vede contrari. Chiediamo però che siano pienamente garantite le prestazioni sanitarie da parte delle strutture dell'Azienda sanitaria nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza. In più vogliamo che il settore pubblico mantenga un controllo effettivo sui servizi erogati dal privato sociale, puntando molto sull'integrazione socio-sanitaria come strada maestra per garantire alle famiglie il supporto di cui necessitano. Insomma, dopo aver aumentato gli assegni di cura, le famiglie non debbono essere lasciate sole». 
 
E' infatti decisivo che i servizi pubblici effettuino una sorta di "presa in carico" della persona non autosufficiente, sburocratizzando e semplificando al massimo le procedure che portano all'erogazione dei servizi, siano essi offerti dalle strutture pubbliche o da quelle convenzionate.
 
Infine, più in generale, sulla questione della non autosufficienza il sindacato ribadisce la posizione di sempre. «Una legge organica è necessaria - affermano infatti lo Spi e la Cgil -. E' quindi arrivato il tempo di effettuare un monitoraggio su bisogni e servizi per poi agire celermente sul versante legislativo, ancora in questa legislatura. Le soluzioni per il finanziamento di questa legge possono essere diverse, ma tutte devono garantire una copertura generale, a partire da chi oggi è giovane e alla vecchiaia non pensa».

 

31 gennaio 2011

 

 

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