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Roechling, ok alla cassa inderoga

Da l'Adige del 1° marzo 2011

TRENTO - La crisi del settore automobilistico continua a preoccupare il comparto industriale trentino che sia coinvolto nelle forniture delle grandi case. Lo conferma anche l'accordo, siglato ieri alla Roechling di Trento, relativamente alla concessione dell'ultimo ammortizzatore possibile prima della mobilità, anticamera, quest'ultima, del licenziamento. I sindacati di categoria (Mario Cerutti per la Cgil e Alan Tancredi per la Uil) hanno trovato l'intesa con il direttore Mauro Gini per l'applicazione della cassa integrazione in deroga.

Si tratta di un provvedimento che riguarda tutti i dipendenti dello stabilimento (87 complessivamente) e che ha una durata massima di un anno e un tetto di ore di 1.040 per singolo lavoratore. In base alle prospettive che il mercato, in fase ancora di attesa rispetto alla ripresa che si sperava potesse arrivare, pare offrire in questo momento, si ritiene che dopo la cassa in deroga possa esserci la necessità di una ulteriore riduzione del personale. «Si naviga a vista nella nebbia» commenta l'attuale situazione di mercato dell'auto in cui agisce Roechling il segretario della Uil di categoria Alan Tancredi. La prospettiva per i dieci lavoratori che dovrebbero essere messi a zero ore è quella di arrivare tra cinque mesi, ovvero a giugno quando dovrebbero essere esaurite le 1.040 ore di cassa in deroga, di essere probabilmente messi in mobilità.

Il comparto automobilistico non è sicuramente in grande spolvero, come dimostrano le riduzioni nel numero di immatricolazioni che si stanno verificando in Italia e anche in Europa. A soffrirne, negli ultimi anni, è stato tutto il comparto dell'auto compreso, quindi, quello della fornitura di componenti per le vetture, come la Roechling. Basti pensare che, nella fase pre crisi, nello stabilimento trentino contava su un organico di oltre 105 persone e che, se dovessero essere confermate le previsioni pessimistiche che sono state esposte in questi giorni, alla fine di quest'anno il numero totale dei dipendenti potrebbe ridursi a 77. In tutto, quindi, un calo di 28 persone pari a oltre il 25% del totale dell'organico. Se ci dovesse essere una ripresa concreta del settore, allora le previsioni più fosche verrebbero contraddette e la situazione occupazionale migliorerebbe.

da l'Adige 

1 marzo 2011 

 

 

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