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Concessioni porfido. Fillea Cgil e Filca Cisl: "Occasione mancata per fare sistema"

Albiano e Fornace eccedono il limite concordato con la UE. Il Trentino rischia la procedura di infrazione. Zabbeni e Pisetta: "Bene la diffida della Provincia"

 

Il Trentino rischia di subire una procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea sulle norme che disciplinano le concessioni estrattive nelle cave di porfido. Lo sostengono allarmati i sindacati provinciali del settore delle costruzioni Fillea Cgil e Filca Cisl. Per i segretari generali delle due organizzazioni, Maurizio Zabbeni e Stefano Pisetta, il fatto che alcuni Comuni abbiano deliberato concessioni oltre il limite di 18 anni concesso dalla UE rischia di far saltare la mediazione strappata dalla Provincia a Bruxelles sul regime transitorio nella gestione delle concessioni, mettendo in pericolo anche i Comuni che hanno applicato correttamente la legge provinciale e i vincoli europei. Tutto ciò potrebbe avere conseguenze negative nel prossimo futuro anche sull'occupazione nel settore che in Trentino dà lavoro a circa 900 persone.
 
E' questa, in sintesi, la posizione di Fillea e Filca sulla questione delle proroghe nelle concessioni alla coltivazione delle cave di porfido che tiene banco in questi giorni sulla stampa locale e nel dibattito politico. «In aggiunta alle considerazioni di tipo legale - affermano Zabbeni e Pisetta - il rischio è che questa sia l'ennesima occasione mancata per il consolidamento e il rilancio di un settore importante dell'economia trentina. I Comuni che agiscono in ordine sparso e le imprese che faticano a mettersi in rete testimoniano la difficoltà del settore della pietra di realizzare un sistema compiuto. Fare sistema è per noi l'unica possibilità concreta per aumentare la competitività del prodotto sui mercati internazionali e per aumentare la qualità dell'occupazione nel settore. Riteniamo quindi un atto di responsabilità l'invio da parte della Giunta provinciale di una lettera che chiede ai Comuni di ritirare le delibere comunali assunte in difformità dalla legge provinciale e dai vincoli europei».
 
Fu l'Unione Europea per prima a rilevare un rischio di distorsione della concorrenza nei regimi di concessione attuata dai Comuni nella gestione delle cave di porfido. La Provincia Autonoma di Trento, per questo motivo, concordò con Bruxelles un regime transitorio che fu inserito nella nuova legge sulle attività estrattive, la LP 7 del 2006. L'articolo 33 stabilì infatti che i Comuni, a fronte dell'applicazione di un sistema premiale fondato, tra l'altro, su impegni specifici al rispetto delle normative di regolarità, sull'implementazione di nuove misure per la salute e la sicurezza dei lavoratori, sull'impegno delle aziende a realizzare delle filiere, avrebbero potuto garantire la prosecuzione delle concessioni per massimo 18 anni.
 
La norma venne confermata da una nota interpretativa della Giunta stessa datata febbraio 2008. Mentre alcuni comuni si sono adattati alla normativa, altri - come i Comuni di Fornace e Albiano - hanno deciso di superare i limiti imposti dalla legge fissando concessioni, rispettivamente per 20 e 26 anni.

 

28 febbraio 2011 

 

 

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