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Uno sciopero riuscito alla Marangoni

Protesta contro la flessibilità "senza regole". Centro ricerche: "Chi farà i nuovi prodotti?" 

di Giuseppe Bonura
(da l'Adige, 22/02/2011) 
 
Massiccia adesione ieri (si parla di oltre il 90% fra i turnisti) allo sciopero di 8 ore proclamato dalle confederazioni sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uilmcem Uil. Fin dalle prime ore del mattino, davanti ai cancelli della «Marangoni pneumatici», presidio di lavoratori per richiamare l'azienda a una maggiore attenzione «rispetto alle relazioni sindacali e alle procedure contrattuali». In particolare l'astensione dal lavoro è arrivata come risposta a una interpretazione della "flessibilità" da parte della Marangoni, che non avrebbe rispettato i termini di preavviso stabiliti nell'accordo nazionale. Per giovedì è già stato programmato un incontro fra Rsu e vertici aziendali per fare chiarezza sulla questione.
 
Ieri però, ai cancelli, sono emerse anche forti perplessità rispetto alla politica di investimenti dell'azienda, dopo gli importanti interventi della Provincia. «L'ultimo piano industriale è stato presentato 3 anni fa - spiega un rappresentante sindacale - ma oggi l'unico elemento visibile di quello che doveva essere un rilancio dell'azienda a Rovereto garantito dal sostegno pubblico è la palazzina, in via di costruzione, destinata al settore sviluppo e ricerca. Un segnale importante, certo, ma chi ci assicura che i nuovi prodotti usciti dal centro di innovazione tecnologica verranno prodotti qui e non altrove, in Sri Lanka piuttosto che negli Usa? La Provincia, occorrerà ricordarlo, è intervenuta con strumenti come il lease back proprio per salvaguardare l'occupazione a Rovereto. Dopo la dura crisi che ha portato per 30 mesi a un massiccio ricorso alla cassa integrazione, ora si vedono dei segnali di ripresa e quasi tutti i dipendenti sono rientrati al lavoro. A maggior ragione, quindi, questo è il momento di spiegare cosa l'azienda intenda fare per garantire l'occupazione nei prossimi anni».
 
Tornando alla questione della flessibilità, Corrado Dalvit della Famca Uil così inquadra il problema: «Se viene richiesta più flessibilità è un segnale positivo, perché vuo dire che c'è lavoro. Da parte dei dipendenti c'è la massima disponibilità, ma tutto deve essere fatto nel rispetto delle regole, dando un preavviso di 15 giorni e non di tre come è stato fatto ultimamente. Nell'accordo raggiunto a dicembre, la flessibilità era fissata per alcuni sabati, con riposo il venerdì. È successo però che all'inizio del mese, con una comunicazione molto "irrituale" al personale dei turni è stato comunicato che avrebbero dovuto lavorare per due venerdì, l'11 e il 18. Ora, ma questa volta nei termini previsti, un'altra chiamata di flessibilità è stata fatta per il 4 e l'11 marzo. Ed è su questa e sulle prossime che vogliamo ragionare a termini di contratto (e non con interpretazioni stiracchiate) per stabilire soluzioni compensative: straordinari e date certe per il recupero dei riposi persi. Insomma, ribadita la disponibilità dei turnisti alla flessibilità, come sindacato chiediamo alla Marangoni il rispetto del contratto e delle sue procedure».
 
Quanto al timore che si faccia strada anche a Rovereto il «modello Marchionne», Dalvit puntualizza: «Qui, per alcuni versi, è anche peggio. Perché alla Fiat sulla flessibilità è stata sottoscritta una precisa intesa con i sindacati (ad esclusione della Fiom Cgil, come tutti sanno), mentre qui non c'è neppure un accordo». «Per questo - gli fa eco Mario Cerutti della Filctem Cgil - riteniamo indispensabile poter governare questa flessibilità, perché non ci si ritrovi più a doverla subire d'imperio dalla mattina alla sera».
 
da l'Adige
 
22 febbraio 2011 

 

 

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