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Inaugurazione dell'anno giudiziario. La posizione della FP CGIL

La sistesi dell'intervento di Luigi Diaspro che per la Fp ha evidenziato le difficoltà che vivono oggi le lavoratrici ed i lavoratori dell'amministrazione giudiziaria in Italia

Il progressivo aumento dei carichi di lavoro a fronte della costante diminuzione di personale nei Tribunali è un fatto ormai noto, anche se tutto sommato, qui in Trentino, stiamo meglio che nel resto del Paese, per gli aiuti forniti dalla Regione. Anche qui, in Trentino, tuttavia, Il rischio collasso, in prospettiva, è reale, proprio perché manca il personale. I dati sono chiari: nel distretto trentino dalle 350 unità previste nel 2001 siamo arrivati alle 280 del 2010, e la percentuale di pensionamenti all'orizzonte è molto alta, 10 - 15% nel prossimo triennio.

 
Indignarsi dei tempi interminabili della giustizia prescindendo da questo dato, e operando anzi in senso opposto - tagli, modifica formale dei profili professionali, tagli del 50% della spesa per formazione - equivale ad una finta indignazione.
Occorre investire sull'innovazione, sulla sburocratizzazione, far fronte alla perdita di centinaia di lavoratori che vanno in pensione senza essere sostituiti, recuperando quel patrimonio di conoscenze professionali oggi non trasferite dagli anziani ai giovani.
 
Gli Uffici non possono funzionare se non s'investe sul serio sull'informatica: pochi giorni fa il rischio del tilt dell'attività a causa della carenza di fondi per l'assistenza tecnica. 
E invece la soluzione sembra essere la "valutazione della performance individuale" voluta dalla riforma Brunetta, una riforma che rischia di "naufragare in una palude di adempimenti burocratici, appesantendo le amministrazioni invece che renderle più efficienti". Una riforma che "ha finito anche per deprimere la reputazione e il senso di appartenenza di tanti dipendenti pubblici. E dato che queste sono le leve motivazionali più potenti, sarà dura riuscire a (ri)motivare il personale pubblico a far meglio con l'uso di tornelli, telecamere, bastoni e carote (per altro sparite dopo la recente legge di stabilità). Per rendere la PA più efficiente e competitiva bisogna risolvere prima problemi a livello organizzativo e di sistema. Il meccanismo del premio e della sanzione è strumentale a questo obiettivo, mentre è finito per essere (specie la sanzione) il vero fulcro dell'azione".
 
Questi alcuni stralci della lettera di dimissioni da Presidente della Commissione di Valutazione del Prof. Pietro Micheli, eloquente descrizione dei veri obiettivi della riforma.
In questo quadro assistiamo ad altre conseguenze, come la restrizione di diritti, attraverso revoche unilaterali dei part-time da parte delle Amministrazioni grazie alle norme del "Collegato Lavoro", in massima parte donne che cercano di conciliare lavoro e assistenza familiare.
 
Lo stesso "Regolamento di organizzazione e decentramento del Ministero della Giustizia" prevedeva un aumento della dotazione organica di 160 unità di personale amministrativo (art. 9). Basato su una dotazione organica di oltre 47.000 unità, oggi siamo a circa 40.000 effettivi presenti in servizio, con la prospettiva di migliaia future cessazioni nei prossimi tre anni: è difficile comprendere come un progetto del genere possa compiersi nelle attuali condizioni.
 
Allora occorre trovare la strada maestra del confronto, oltre che immettere nel sistema le necessarie risorse. Un confronto sgombro da pregiudizi nei confronti del personale e dei suoi rappresentanti, perché alla lunga è impossibile sostenere l'insostenibile: l'operazione demagogica e populista che ha dipinto i pubblici dipendenti come casta di privilegiati e fannulloni è ormai al tramonto, i veri problemi sono venuti al pettine.

 

29 gennaio 2010 

 

 

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