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Fiat. Forte adesione allo sciopero della Fiom

Manifestazione regionale a Bolzano ai cancelli della Iveco. Dopo il sì al referendum di Mirafiori, la Fiom chiede il rispetto del contratto nazionale e difende la democrazia sindacale. 

Fiat. Forte adesione allo sciopero della Fiom

E' stata sicuramente positiva l'adesione sciopero del settore metalmeccanico dell'industria e dell'artigianato, alle quali si aggiungono gli addetti dell'installazione impianti e dell'informatica. Le otto ore di astensione dal lavoro, che per i metalmeccanici delle province di Trento e Bolzano, sono culminate nella manifestazione ai cancelli dello stabilimento Iveco di Bolzano, sono state proclamate dalla Fiom Cgil a livello nazionale contro gli accordi separati per gli stabilimenti Fiat delle Carrozzerie di Mirafiori e di Pomigliano d'Arco.


Adesioni al 100% negli stabilimenti Dana di Arco e Rovereto, alla Isaf di Storo, alla Whirlpool di Spini e alla Mahle di Gardolo, 60% alla ZF di Arco, 40% nel gruppo Sapes nelle Giudicarie. Sono questi i numeri in Trentino dello sciopero del settore metalmeccanico, proclamato dalla Fiom a livello nazionale per protestare contro gli accordi Fiat a Pomigliano e Mirafiori.

«Sono orgoglioso di questa giornata, e ringrazio tutti i lavoratori che oggi hanno deciso di incrociare le braccia per far valere i loro diritti». Con queste parole Roberto Grasselli, segretario generale della Fiom del Trentino, si è rivolto agli oltre 500 operai trentini e altoatesini che hanno partecipato stamane a Bolzano al presidio all'esterno dello stabilimento Iveco di via Volta.Di primo mattino dal Trentino sono partiti cinque pullman alla volta del capoluogo altoatesino. In totale, aggiungendo i lavoratori che hanno raggiunto Bolzano con mezzi propri, erano oltre 300 i metalmeccanici trentini che hanno partecipato alla manifestazione.

«Dagli operai emerge una risposta chiara a quanto sta avvenendo alla Fiat: è un no secco alla derogabilità dei contratti e alla contrapposizione tra diritti e lavoro», ha proseguito Grasselli, parlando al megafono. «Il modello Marchionne non può essere esteso alle nostre realtà aziendali: in Trentino vogliamo portare avanti una strategia diversa, che punti alla qualificazione del lavoro, ad investimenti per l'innovazione e la ricerca, alla formazione continua».

Grasselli ha infine rivolto un appello alle altre organizzazioni sindacali. «Questa giornata deve essere l'inizio di una nuova era. In Trentino dimostriamo ogni giorno che è possibile lavorare unitariamente: al centro dobbiamo mettere gli interessi dei lavoratori, non delle organizzazioni sindacali. Il nostro no al modello Mirafiori non significa no alla contrattazione. Anzi, siamo i primi a sostenere che la contrattazione, anche nelle singole aziende, è uno strumento fondamentale per migliorare le condizioni di lavoro, per garantire un'occupazione di qualità, per aumentare i salari. Bisogna ristabilire il principio della democrazia sindacale e non si possono toccare diritti costituzionalmente riconosciuti, come il diritto di sciopero».

A fianco della Fiom, impegnata dall'aprile scorso nella difficile vertenza sindacale con Fiat e culminata nel recente referendum di Mirafiori, è scesa in campo anche tutta la Cgil, come già accadde il 16 ottobre scorso quando in piazza san Giovanni a Roma toccò a Guglielmo Epifani chiudere la manifestazione delle tute blu contro gli accordi separati e in difesa del contratto nazionale di lavoro. La decisione della confederazione è rafforzata dalla partecipazione, accanto al segretario della Fiom Maurizio Landini, del segretario generale della Cgil nazionale, Susanna Camusso, alla manifestazione che la Fiom terrà a Bologna il 27 gennaio, anticipando di un giorno lo sciopero.

I metalmeccanici Cgil hanno assunto la decisione di proclamare questo sciopero nazionale per protestare contro l'ennesimo strappo della Fiat che il 23 dicembre scorso firmò un accordo con i sindacati Fim, Uilm, Ugl e Fismic per la nascita di una newco alle Carrozzerie di Mirafiori e, come già avvenuto per Pomigliano d'Arco, costruendo di fatto un nuovo contratto di lavoro aziendale di primo livello, al di fuori delle regole del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici.

Dell'operato di Fiat Spa e degli accordi separati per i due stabilimenti, la Fiom denuncia in particolare: 

  • la nascita delle newco quale strategia utile solo a cancellare il contratto nazionale di lavoro e quindi ad azzerare i diritti contenuti negli accordi pregressi;
  • la trasformazione dei sindacati in soggetti aziendalistici e corporativi grazie alla facoltà di nominare delegati riservata solo ai sindacati firmatari dell'intesa e alla negazione ai lavoratori della possibilità di eleggere i propri rappresentanti sindacali;
  • il peggioramento delle condizioni di lavoro provocato da una riduzione di 10 minuti delle pause sulle linee di montaggio e dall'aumento dello straordinario comandato in deroga al contratto nazionale;
  • la cancellazione della contrattazione aziendale sul salario;
  • l'impedimento all'esercizio del diritto di sciopero;
  • la mancata retribuzione dei primi giorni di malattia in determinate occasioni e condizioni stabilite dall'accordo.

Inoltre la Fiom ha considerato inaccettabile il fatto che Fiat abbia vincolato gli investimenti annunciati dall'azienda all'esito di un referendum tra i lavoratori sui contenuti dell'accordo. Per i metalmeccanici della Cgil, quella andata in scena il 13 e 14 gennaio scorso a Torino non è stata una consultazione libera, ma un ricatto occupazionale che chiedeva ai lavoratori di rinunciare al Ccnl, alle leggi, ai principi della Constituzione e alle proprie libertà sindacali.

Per tutte queste ragioni, per protestare contro la latitanza di un Governo che ha solo saputo avvallare le scelte di Fiat e per difendere il Paese da un attacco ai diritti, al lavoro e alla democrazia, la Fiom ha prima considerato inaccettabili gli accordi per Pomigliano d'Arco e per la Carrozzerie di Mirafiori, affermando l'illegittimità della consultazione referendaria tra le lavoratrici e i lavoratori, ed ha quindi proclamato la giornata di sciopero per il 28 gennaio in tutta Italia.

28 gennaio 2011

 

 

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