NEWS

Trentino Legno. Filca Cisl e Fillea Cgil: “Aggregare le imprese del legno per sostenere economia e occupazione della valle”

Presidio dei 40 lavoratori della ditta di costruzioni in legno. L'ennesima chiusura aumenta il disagio sociale della valle

Sono quaranta i dipendenti della Trentino Legno, azienda della valle del Chiese che produce travi lamellari e realizza abitazioni in legno, che rischiano il posto di lavoro se da qui al 4 maggio prossimo, data di scandenza della cassa integrazione straordinaria, nessun imprenditore rileverà l'azienda immettendo capitali freschi e ne rilancerà l'attività grazie ad un piano credibile. Per questo motivo e per far emergere la grave situazione economica e sociale di una valle intera, i lavoratori di Trentino Legno hanno presidiato lo stabilimento di Storo chiedendo agli imprenditori locali e alle istituzioni di battere un colpo.

«La valle del Chiese - spiegano Stefano Pisetta e Maurizio Zabbeni, segretari generali rispettivamente di Filca Cisl e Fillea Cgil che sostengono i lavoratori nella loro protesta - ha subito negli ultimi due anni diverse chiusure e crisi aziendali che ne hanno impoverito il tessuto produttivo: si va dalla Nicolini di Pieve di Bono alla Sorino Legno di Storo, passando per la Tecnominerali di Darzo. Oggi la crisi sta aggravando al situazione, soprattutto nel comparto del legno e dell'edilizia. La situazione della Trentino Legno è quindi paradigmatica delle difficoltà che sta vivendo una valle intera e un settore nel suo complesso».

Per i sindacati degli edili di Cisl e Cgil la vertenza quindi riguarda in primo luogo i 40 lavoratori che rischiano il posto di lavoro, ma ha anche l'economia della valle. Trentino Legno oggi è in liquidazione volontaria. Nei giorni scorsi è stato sottoscritto un accordo per l'affitto di un ramo d'azienda, quello del settore commerciale della ditta che è stato ceduto ad altra azienda. Grazie a questa operazione Trentino Legno potrà chiedere l'accesso al concordato preventivo, scongiurando di fatto il fallimento vero e proprio che avrebbe pesato significativamente sulle tasche dei lavoratori - il concordato dà ai dipendenti il ruolo di creditori privilegiati - senza però evitare la morte dell'azienda stessa. Quindi, senza un nuovo progetto imprenditoriale, dopo la conclusione della cassa integrazione straordinaria, per i 40 dipendenti si aprono le porte del licenziamento e delle liste di mobilità.

 

«Negli ultimi mesi - spiegano Pisetta e Zabbeni - con l'assessore comunale Giusi Tonini e con quello provinciale Alessandro Olivi che si sono impegnati insieme a noi nell ricerca della ricetta giusta per salvare l'occupazione. Ma dopo diversi sondaggi di Trentino Sviluppo è emerso che non c'è oggi in valle chi abbia la volontà di investire sul rilancio della Trentino Legno, né chi dalle ceneri dell'azienda voglia far nascere una nuova attività economica. Per questo lanciamo un appello alle imprese della valle del Chiese di battere un colpo e di farsi avanti: troveranno forza lavoro qualificata e la disponibilità anche del sindacato di dare il proprio contributo ad un progetto imprenditoriale serio».
Più in generale i due sindacalisti lamentano una certa chiusura e un eccesso di frammentazione delle imprese in un settore molto importante per il Trentino come quello del legno. «Si parla tanto in Trentino - concludono amareggiati Pisetta e Zabbeni - di dare vita alla filiera del legno. Ma realtà è che ogni impresa va per conto proprio in una competizione esasperata che non punta a far crescere le aziende migliori e a sviluppa re la qualità delle produzioni, ma solo ad accaparrarsi commesse puntando solo sul prezzo. Bisognerebbe invece, soprattutto in un contesto come quello della valle del Chiese, di fare rete e realizzare sinergie nell'ottica di un vero distretto produttivo nel quale ciascuna impresa sappia dare il proprio contributo specializzandosi in uno specifico ambito e, al contempo, facendo squadra con le altre imprese della zona. Solo se le imprese sapranno aggregarsi intorno a progetti comuni sarà possibile rilanciare l'economia del settore del legno e della valle, promuovendo nuove occasioni di lavoro e un'occupazione di qualità».

 

 


18 gennaio 2011

 


 

 

TORNA SU