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Territorio e contrattazione sociale

Intervento di Franco Ianeselli all'Assemblea nazionale delle Camere del Lavoro di Chianciano, 11- 12 gennaio 2011

Territorio e contrattazione sociale
Care compagne, cari compagni,

sono due le condizioni, a mio avviso, per far vivere a livello territoriale una contrattazione sociale efficace e acquisitiva. La prima è indiscutibilmente l'equilibrio delle finanze pubbliche degli enti locali: con Regioni o Comuni strozzati dai tagli, dai debiti o impossibilitati a trattenere sul territorio parte del gettito prodotto localmente è oggettivamente difficile contrattare l'estensione e il miglioramento degli standard dei servizi ai cittadini. La seconda condizione è che gli stessi enti locali abbiano piena competenza nell'esercizio delle funzioni amministrative.

Il Trentino, Provincia Autonoma a statuto speciale, gode di entrambe queste condizioni. Lo Statuto di Autonomia, norma di rango costituzionale, garantisce il pieno esercizio della grande maggioranza delle funzioni amministrative - dalle infrastrutture al welfare, dalla scuola agli incentivi alle imprese - che altrove sono gestite direttamente dallo Stato. Allo stesso tempo il bilancio pubblico, in virtù del trasferimento dei nove decimi di tutto il gestito prodotto sul territorio, è florido: dei 4 miliardi e 610 milioni di euro gestiti dai 525mila trentini ben il 39% è destinato alla spesa in conto capitale, mentre il saldo tra entrate correnti e spese correnti è positivo per ben 1,2 miliardi di euro.

Faccio questa premessa molto scolastica sia perché vorrei richiamarci alla necessità di ragionare in termini positivi sul processo di riorganizzazione federale della Repubblica in atto a partire dal 2001, sia per non peccare di immodestia: molte delle conquiste sociali di cui la Cgil può vantarsi in Trentino, dipendono infatti anche dal particolare contesto amministrativo e politico della nostra provincia. Con questa precisazione: la specialità dell'ordinamento autonomistico non è di per sé condizione sufficiente per garantire sviluppo e coesione sociale. L'Autonomia, per essere utile, deve fondare se stessa sui principi della responsabilità, dell'equità e sul protagonismo dei soggetti sociali.

 

E' anche in virtù di questi principi che la contrattazione sociale nel nostro territorio ha una storia consolidata. Abbiamo sperimentato forme più avanzate di sostegno ai lavoratori fin dagli anni '80, con la costituzione dell'Agenzia provinciale del Lavoro, nel cui cda siedono sindacati, imprenditori e amministrazione provinciale, con la nascita di un progetto speciale per la rioccupazione in attività socialmente utili della manodopera "anziana" espulsa dal mercato del lavoro e con l'istituzione di un'indennità regionale di mobilità per i lavoratori licenziati da aziende sotto i 15 dipendenti.
Nell'ultimo decennio la contrattazione sociale ha portato all'introduzione di un assegno regionale al nucleo familiare, ad un progetto di promozione della previdenza complementare che comprende la copertura dei contributi fino a 36 per i lavoratori sospesi o disoccupati, all'applicazione sistematica di un sistema esperto equitativo (l'Icef) in grado di superare le rigidità dell'Isee, alla definizione di un piano casa che punta ad un incrementare del 50% lo stock di alloggi a canone sociale o moderato, con un quota di almeno il 10% da costruire interamente in legno.

 

 

Negli ultimi tre anni, quelli della crisi, abbiamo ottenuto nuove acquisizioni, partendo da una manovra anticongiunturale che ha mobilitato risorse pari al 6% del pil provinciale. 
In primo luogo, abbiamo adottato il reddito di garanzia, un sostegno economico contro l'esclusione sociale gestito insieme ai Patronati di cui beneficiano le famiglie sotto una certa condizione economica. Inoltre nelle azioni straordinarie per l'occupazione concertate con le organizzazioni sindacali, sono state adottate forme di sostegno per lavoratori che non beneficiano degli ammortizzatori sociali nazionali, assieme ad un'integrazione di 200 euro mensili per i cassintegrati e per i lavoratori in mobilità. E' stato a partire da questa esperienza che la Giunta provinciale, nell'accordo con il Governo del novembre 2009 per l'anticipazione in Trentino del federalismo fiscale, a fronte dell'impegno a contribuire ai fondi perequativi nazionali e al risanamento del bilancio statale, ha chiesto e ottenuto la delega amministrativa in materia di ammortizzatori sociali.
Dobbiamo provare ad anticipare, almeno in parte, la riforma nazionale proposta dalla Cgil. Con le sole risorse locali puntiamo a qualificare i trattamenti di disoccupazione, ad estendere il sostegno al reddito a favore di chi oggi è privo di protezioni, a dotare di un "reddito di continuità", anche attraverso interventi integrativi della bilateralità, i settori oggi privi della cassa integrazione, sperimentando infine uno specifico sostegno al reddito per i giovani lavoratori che devono completare il loro percorso di qualificazione.

Ma è evidente che le politiche passive sono semplicemente una parte del tutto. Crediamo infatti che i servizi all'impiego, il coordinamento tra istituti scolastici e mondo delle imprese e la formazione continua siano mezzi ancora più importanti per rendere più giusto e più efficiente il mercato del lavoro. Per questo a nostro parere l'obbligatorietà della partecipazione a corsi di formazione e l'incentivo all'attivazione diretta del lavoratore non sono semplicemente dei doveri da assolvere, ma occasioni imperdibili, da un lato, per garantire un aumento delle capabilities del lavoratore disoccupato e, dall'altro, per migliorare le performance del sistema economico locale. Più servizi all'impiego, più formazione, producono più qualità del lavoro, più capacità innovativa delle aziende: le politiche attive insomma sono un volano imprescindibile.
Accanto al tema degli ammortizzatori sociali resta forte il nostro impegno nel qualificare il più generale sistema di welfare: l'integrazione socio-sanitaria, le politiche per la non autosufficienza, la piena valorizzazione a livello territoriale dei fondi sanitari integrativi contrattuali con particolare riguardo alla prevenzione sono tutti obiettivi sui quali abbiamo aperto un confronto con il governo locale. Sappiamo che fare tutto questo è più facile in una piccola terra come la nostra, dove i nostri stessi delegati, intervistati in occasione del congresso provinciale della Cgil, promuovono a pieni voti i servizi pubblici - dagli asili nido alle case di riposo -, dove l'indice di Gini misura un tasso di disuguaglianza pari a quello svedese (in Trentino siamo al 0,24 contro lo 0,31 della media italiana), dove non è mai venuta meno l'unitarietà delle relazioni con le altre organizzazioni sindacali.

 

Per conservare questi livelli di coesione sociale oggi però il Trentino deve migliorare sostanzialmente la propria capacità di creare valore nella relazione che intercorre tra "flussi" e "luoghi". L'Autonomia ci responsabilizza: per finanziare i servizi pubblici, per rafforzare il tessuto sociale è necessario che la piattaforma produttiva locale - dal settore primario a quello dei servizi passando attraverso la manifattura - sappia fare un saldo di qualità in innovazione e produttività. Non ce lo siamo mai nascosti: per questo abbiamo chiesto di attivare un osservatorio sulla contrattazione di secondo livello e di stringere un patto con le imprese per la qualificazione dei contratti aziendali e territoriali adottando le migliori pratiche nell'organizzazione del lavoro.

Infatti, insieme agli ingenti investimenti provinciali in ricerca e ad una domanda pubblica di beni e servizi sempre più specializzata (nel campo dell'ict, attraverso la banda larga, la bioedilizia ed il distretto energia ambiente) crediamo che un fattore decisivo di sviluppo sia proprio la qualificazione delle relazioni sindacali, pur in contesto reso così difficile dagli avvenimenti nazionali.

Alla Cgil, al sindacato confederale, in questo quadro locale pur positivo, spetta in ogni caso il compito di contrastare la tentazione della chiusura su se stessi e i rischi della miopia, di offrire ascolto, di dare voce e rappresentanza a chi, nel cono d'ombra dei primati sulla qualità della vita e delle statistiche rassicuranti, vive la propria condizione di solitudine, ansia e fragilità. Ma noi siamo convinti che il modo migliore di farlo sia quello di non rinunciare, neanche per un istante, a percorrere la strada della solidarietà, del cambiamento e della sperimentazione.

 

 

Franco Ianeselli
segreteria provinciale CGIL del Trentino

 

 

 

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