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Paolo Burli: "Cles non è Mirafiori"

Editoriale di Paolo Burli, segretario generale della CGIL del Trentino, in merito alla vicenda dello stabilimento Mondadori di Cles

Chi è contrario agli obiettivi di crescita e miglioramenti salariali? Nessuno, crediamo, e non certo i lavoratori. E così a Torino come a Cles. Ma le due vicende sono molto diverse, non solo perché alla Mondadori i lavoratori di tutte le sigle sindacali sono uniti, a differenza di quanto accade in Fiat, ma soprattutto perché il merito della questione non è immediatamente sovrapponibile. Comunque la si veda la vicenda Mondadori non è la dimostrazione di un miope conservatorismo sindacale: al contrario, è uno dei tanti episodi in cui i lavoratori e i loro rappresentanti si mettono in gioco per contrattare - di fronte alle richieste dell'azienda - migliori condizioni di lavoro. Lo fanno non solo per sé, ma per i propri colleghi precari. La realtà è che gli insider - i lavoratori a tempo indeterminato tutelati al 100% - si battono a favore degli outsider, i lavoratori precari per i quali chiedono contratti stabili. 

Fare sindacato è esattamente questo: individuare il migliore punto di equilibrio e stringere accordi con le controparti capaci di rispondere alle esigenze della produzione e alle ragioni dei lavoratori. I lavoratori, tramite le loro rappresentanze svolgono questo compito non per concessione di chicchessia, ma in quanto sono parte integrante del sistema produttivo, lo conoscono meglio di chiunque altro e sanno esprimere intelligenze e competenze collettive che apportano un contributo fondamentale anche alla definizione delle migliori strategie aziendali. Sono portatori di interessi: la crescita economica e lo sviluppo della propria azienda sono condizioni fondamentali per le loro rivendicazioni, e non c'è lavoratore che non lo riconosca. A Cles i lavoratori hanno espresso un primo parere negativo all'accordo non perché siano pregiudizialmente contrari a lavorare di più, ma solo perché vogliono chiare garanzie sulla ridefinizione degli orari e perché chiedono che l'azienda assuma impegni più precisi in merito all'assunzione dei precari.

In Trentino, Cgil Cisl e Uil hanno fatto del miglioramento delle performance produttive un obiettivo imprescindibile. Da tempo sosteniamo che i bassi tassi di crescita sono uno dei principali problemi del nostro sistema economico, e abbiamo messo questa valutazione al centro dell'incontro organizzato con il coordinamento imprenditori alla fine del 2010: analisi della contrattazione collettiva, condivisione di buone pratiche nell'organizzazione del lavoro, impulso alla formazione continua, insieme ad incentivi pubblici mirati alla crescita dell'innovazione e della ricerca nelle imprese di tutti i settori, sono i punti nodali di tutte le nostre iniziative e proposte degli ultimi due anni e mezzo in provincia. Crediamo infatti che crescita economica, produzione di ricchezza e miglioramento della qualità del lavoro siano elementi legati a doppio filo. Con questa convinzione affrontiamo le trattative nei luoghi di lavoro, ci sediamo ai tavoli di confronto con le istituzioni, elaboriamo le nostre proposte.

Vorremmo in Trentino copiare la Germania, come aveva suggerito all'Italia intera il Governatore di Bankitalia Draghi. Per farlo crediamo che si debba puntare a relazioni industriali più mature, sperimentando forme di partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori al governo e ai risultati delle imprese. Non è un caso che su questo tema abbiamo sostenuto un disegno di legge presentato in Consiglio provinciale che mira a vincolare l'accesso al sistema degli incentivi pubblici all'adozione di un compiuto sistema di collaborazione tra impresa e lavoro. Da Cles quindi arriva un messaggio: sindacati e lavoratori non abbandonano il tavolo da gioco delle relazioni industriali. Semmai rilanciano la scommessa di un Trentino economicamente più ricco, industrialmente più responsabile e socialmente più solidale. Con l'ambizione che questa scommessa diventi presto un patto per unire impresa e lavoro di fronte alle sfide del prossimo futuro.

 

Paolo Burli
segretario generale Cgil del Trentino

 

 

 

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