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Crisi. Ianeselli (Cgil): “Preoccupazione per l'incessante aumento degli iscritti in mobilità”

Per la Cgil del Trentino è prioritario dare spazio ai contratti di solidarietà in tutti i settori

Sono saliti a quasi 4.700 gli iscritti in lista di mobilità secondo la legge 223 (aziende sopra i 15 dipendenti) e la legge 236 (aziende sotto i 15 dipendenti). A dicembre si registra un aumento del 16 percento rispetto allo stesso periodo del 2009.Il dato allarma la Cgil del Trentino, che per bocca del segretario confederale Franco Ianeselli, richiama le imprese a dimostrare senso di responsabilità.

 

«La situazione economica e produttiva non è facile - ammette Ianeselli - ma il sistema delle imprese ha a sua disposizione un set di provvedimenti capaci di tutelare la forza lavoro senza compromettere l'equilibrio finanziario delle aziende. In primo luogo vanno utilizzati i contratti di solidarietà per evitare un'ulteriore emorragia di posti di lavoro che metterebbe in difficoltà molte famiglie e i cui costi si scaricherebbero inevitabilmente sul bilancio pubblico. Abbiamo già posto la questione in un recente incontro con il coordinamento imprenditori e contiamo di raggiungere un accordo sull'utilizzo dei contratti di solidarietà. Allo stesso tempo stiamo verificando, nella discussione sulle misure per l'occupazione per il 2011, come incentivare queste forme contrattuali».

Ma l'andamento delle liste di mobilità preoccupa il sindacato anche in vista della riforma degli ammortizzatori sociali, frutto della delega alla Provincia Autonoma di Trento. «Il tema è quello di garantire la sostenibilità finanziaria del welfare per il lavoro - spiega Ianeselli -. E' indispensabile che chi più licenzia e quindi più usa gli ammortizzatori, più contribuisca al loro finanziamento. Altrimenti tutto ricade sul bilancio provinciale, ossia sulle spalle di tutti i contribuenti. Una volta fissato un sistema responsabilizzante, crediamo sia possibile investire le risorse disponibili sulle politiche attive per la ricollocazione di chi perde il lavoro. Servizi all'impiego più efficienti possono infatti contribuire significativamente a contenere i costi degli ammortizzatori, a beneficio della finanza pubblica, ma anche del sistema delle imprese».

 

17 dicembre 2010

 

 

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