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Collegato lavoro: una tagliola per i precari

La legge 183/2010 impone il termine dei 60 giorni per l'impugnazione delle irregolarità nei contratti precari non rinnovati

Collegato lavoro: una tagliola per i precari
Il 24 novembre è entrata in vigore la legge 183, meglio nota come "collegato lavoro". Nel testo, oltre ad altre norme, è prevista quella che la CGIL ha definito una "vera e propria tagliola giudiziaria" contro i lavoratori precari che perderanno il lavoro e che lo hanno perso durante la fase di crisi economica. Nello specifico, all'articolo 32 del provvedimento (decadenze e disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo determinato) si applica il termine dei 60 giorni per l'impugnativa del licenziamento ai casi di contestazione delle irregolarità nei contratti a carattere temporaneo e precario.
 

A livello nazionale, le stime della CGIL parlano di una cifra compresa tra le 100mila e le 150mila persone coinvolte in quella che è, come ha più volte sottolineato il sindacato, una norma sbagliata, ingiusta e con vizi di costituzionalità, a cui si aggiunge la gravità della retroattività. Con questa norma il lavoratore precario viene messo nella condizione di dover decidere in pochi giorni se impugnare il contratto irregolare o perdere per sempre quel diritto. 

Si tratta di una profonda novità che confligge con una sostanziosa giurisprudenza della Corte di Cassazione e, soprattutto, con una regola di normale buonsenso: alla scadenza del contratto il lavoratore aspetterà di verificare se il contratto sarà eventualmente reiterato prima di impegnarsi in una causa per irregolarità. Ma è chiaro che, facendo ciò, incorrerebbe nella decadenza dei 60 giorni. Il termine decadenziale introdotto dall'articolo 32 si applica poi, in assenza di una clausola di salvaguardia che mantenga i termini precedenti, anche a tutti i rapporti a tempo determinato conclusi prima dell'entrata in vigore della nuova legge: ciò significa che, trascorsi 60 giorni dalla piena operatività dell'articolo 32, non vi sarà più alcuna possibilità di contestare l'irregolarità dei menzionati contratti. Questo termine scadrà quindi il 23 gennaio. Per i contratti a termine non ancora scaduti, i 60 giorni previsti dalla legge decorreranno dalla data della loro scadenza.
 

Questa norma non riguarda solo il settore privato, ma anche la pubblica amministrazione: in questo ambito, in assenza di procedure concorsuali o di disposizioni contrattuali che prevedano la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a indeterminato, l'oggetto dell'impugnazione sarà una richiesta di risarcimento economico.

La CGIL contesta anche i tempi che vengono imposti, ritenuti troppo stretti. Da qui al 23 gennaio, termine ultimo per presentare il ricorso, in molti non saranno in grado neppure di conoscere la norma e decadranno dal diritto. Il risultato sarà una sanatoria al rovescio o, al contrario, un'impennata del contenzioso, cioè l'esatto contrario di quanto il governo dichiara di perseguire con l'allargamento del ricorso all'arbitrato.

La CGIL, che è già impegnata da settimane nel distribuire materiale informativo, ha deciso di rivolgere un appello agli organi di informazione, che è stato già raccolto da molti dei principiali media. Tutti gli uffici legali della confederazione, tutti gli sportelli immigrati, tutte le strutture di categoria delle Camere del Lavoro, saranno impegnate nei prossimi sessanta giorni in una attività straordinaria di consulenza e tutela.

15 dicembre 2010 

 

 

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