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Bilanci industria. Burli (Cgil): “Obiettivo, difendere il lavoro e rilanciare l'economia”

Nel 2009 il 36% del campione chiude in perdita. La ricetta contro la recessione: contratti di solidarietà e azioni per la crescita. Burli: “Un patto con imprese su qualità del lavoro e produttività”

Sono 42 su 117 le aziende tra tutte quelle messe sotto la lente di ingrandimento della Cgil a chiudere in perdita l'esercizio 2009, pari al 36% del campione. E' il segnale più eclatante della ferocia con la quale la crisi finanziaria globale prima e la recessione poi si sono abbattute sul settore secondario in Trentino. Ma la crisi non è ancora finita, anzi. Lo testimoniano le 35 aziende, tra manifatturiero ed edilizia, che sono attualmente in cassa integrazione straordinaria e che, di fronte al perdurare della stagnazione dei mercati, rischiano di dover aprire procedure di licenziamento.

Il tutto mentre le liste di mobilità hanno oltrepassato ormai da un paio di mesi quota 4.500 iscritti e la Camera di Commercio conferma, solo nel periodo tra giugno 2008 e giugno 2009, un calo di oltre mille posti di lavoro nel manifatturiero, che passano da 23mila a 22mila.«Da più parti si sente parlare di ripresa – commenta il segretario generale della Cgil del Trentino, Paolo Burli – ma se questa davvero c'è, non produce effetti positivi sul lavoro. Anche il sentiment degli industriali non trasmette molta fiducia. La crisi continua a colpire duramente tutti i settori del manifatturiero e solo grazie al Piano anti crisi della Provincia Autonoma di Trento abbiamo potuto limitare i danni con un Pil in calo, ma molto meno di quanto accaduto nel resto d'Italia. Senza gli strumenti messi in campo dalla Provincia gli effetti sarebbero stati disastrosi».

Se un po' ovunque gli ordinativi sembrano in lieve miglioramento, permangono alcune criticità. In primo luogo la ridotta visibilità e quindi l'impossibilità di programmare il lavoro da parte delle aziende. Si passa da settimane di cassa integrazione a settimane di straordinari anche il sabato, a causa del fatto che i clienti possono scegliere chi gli fornisce la merce per primo: questo meccanismo si ripercuote a catena su tutto il ciclo. Di conseguenza calano anche i margini, spesso già ridotti all'osso, con le aziende che si accontentano di lavorare in pareggio. Permangono poi difficoltà di liquidità: ci sarebbe quindi la necessità di garantire un più facile accesso al credito, oggi frenato nelle banche dalla paura di dover far fronte a insolvenze.

«Tutto ciò rischia inevitabilmente di ripercuotersi sull'occupazione – continua Burli -. Per questo, oltre a chiedere a tutti gli attori del sistema di fare ciascuno la propria parte, noi ribadiamo la necessità di metter al centro il lavoro. E per salvare i posti di lavoro uno strumento c'è: i contratti di solidarietà, che sono anche incentivati dalla Provincia: ridurre l'orario, integrare il reddito e tenere più persone al lavoro, utilizzando le sospensioni per offrire attività formative, è la ricetta giusta per tutelare il lavoro nella crisi».C'è poi il tema del rilancio dell'economia. «Non siamo pregiudizialmente contrari ad una riduzione delle tasse sull'impresa – ribadisce il segretario generale della Cgil del Trentino – ma questa deve essere selettiva, deve premiare chi investe, chi garantisce occupazione e chi crea innovazione. D'altronde sono gli stessi industriali a chiedere con forza che venga premiato il merito!».

Ad ogni modo, per la Cgil agli incentivi economici va affiancata una politica industriale che rafforzi le infrastrutture indispensabili alla crescita: in primo luogo la scuola e la ricerca legate più strettamente con il mondo del lavoro e dell'impresa, lo sviluppo della banda larga come fattore moltiplicativo dell'innovazione in Trentino, l'investimento nelle tecnologie dell'energia pulita e del risparmio energetico, la qualificazione della domanda pubblica di beni e servizi. Al centro poi c'è il potenziamento degli ammortizzatori sociali, le cui funzioni sono state delegate dallo Stato alla Provincia, e più efficienti servizi all'impiego. «Sul versante ammortizzatori – aggiunge il segretario della Cgil – ci aspettiamo un investimento serio, non solo dalla Provincia ma anche dalle imprese: ognuno deve fare la propria parte per finanziare il sostegno al reddito dei lavoratori».

«Ci sono poi infrastrutture per la ripresa – conclude Burli – che non costano nulla: sono le relazioni industriali. Come sindacato ribadiamo che il nostro modello è e resta la Germania. Puntiamo cioè ad un sistema di relazioni che garantisca un'effettiva partecipazione dei lavoratori nello sviluppo delle strategie delle imprese, fondata sul diritto all'informazione interna e sulla condivisione degli obiettivi. Insieme a Cisl e Uil, da ormai due anni poi abbiamo lanciato a Confindustria la proposta di un accordo quadro sull'organizzazione del lavoro per migliorare la qualità del lavoro, potenziare la formazione continua, rafforzare i sistemi di conciliazione e così qualificare la contrattazione collettiva di secondo livello e aumentare i tassi di produttività. E' tempo che quel patto diventi realtà».

28 ottobre 2010

 

 

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