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Industria in Trentino. Il bilanci 2009 alla lente d'ingradimento

Effetti della crisi: il 36% del campione chiude in perdita, fatturato complessivo giù del 15%. Burli: "Contratti di solidarietà per l'occupazione. Incentivi selettivi e nuove relazioni industriali per rilanciare lo sviluppo"

Industria in Trentino. Il bilanci 2009 alla lente d'ingradimento

I bilanci 2009 di ben 117 società e gruppi industriali presenti in Trentino, sono finiti sotto la lente di ingrandimento della Cgil del Trentino che, come ogni anno, pubblica una sintesi ragionata dell'andamento din un campione significativo di aziende.Curata da Franco Ischia, responsabile del Dipartimento Industria e Lavoro della Cgil del Trentino, l'indagine dimostra che la crisi ha colpito in tutto il manifatturiero anche in provincia.

Il dato complessivo delle aziende prese in esame registra infatti nel 2009 un calo del fatturato del 15,7%, dopo una forte frenata nella crescita del fatturato del 2008 e gli incrementi invece davvero significativi del biennio 2007-2006. Gli indici di produttività e redditività ovviamente peggiorano. 

Delle 117 società esaminate 75 hanno fatto utili e 42 hanno chiuso il bilancio in perdita: le aziende in perdita sono 20 nel settore meccanico, 4 nel tessile, 7 nel chimico, 1 nell’alimentare, 6 nel cartario poligrafico, 4 nei gruppi. 19 aziende hanno aumentato il fatturato, mentre per 98 c’è stata una diminuzione.83 aziende hanno un margine operativo positivo e 34 aziende hanno un margine operativo negativo, quindi sono in perdita ancora prima degli oneri finanziari e delle tasse (18 meccaniche, 3 tessili, 6 chimiche, 3 del settore cartario, 4 tra i gruppi). 

«Da più parti si sente parlare di ripresa – commenta il segretario generale della Cgil del Trentino, Paolo Burli – ma se questa davvero c'è, non produce effetti positivi sul lavoro. Anche il sentiment degli industriali non trasmette molta fiducia. La crisi continua a colpire duramente tutti i settori del manifatturiero e solo grazie al Piano anti crisi della Provincia Autonoma di Trento abbiamo potuto limitare i danni con un Pil in calo, ma molto meno di quanto accaduto nel resto d'Italia. Senza gli strumenti messi in campo dalla Provincia gli effetti sarebbero stati disastrosi. Ora, oltre a chiedere a tutti gli attori del sistema di fare ciascuno la propria parte, noi ribadiamo la necessità di metter al centro il lavoro. E per salvare i posti di lavoro uno strumento c'è: i contratti di solidarietà, che sono anche incentivati dalla Provincia: ridurre l'orario, integrare il reddito e tenere più persone al lavoro, utilizzando le sospensioni per offrire attività formative, è la ricetta giusta per tutelare il lavoro nella crisi».

C'è poi il tema del rilancio dell'economia. «Non siamo pregiudizialmente contrari ad una riduzione delle tasse sull'impresa – ribadisce il segretario generale della Cgil del Trentino – ma questa deve essere selettiva, deve premiare chi investe, chi garantisce occupazione e chi crea innovazione. D'altronde sono gli stessi industriali a chiedere con forza che venga premiato il merito!».

Per la Cgil agli incentivi economici va affiancata una politica industriale che rafforzi le infrastrutture indispensabili alla crescita: in primo luogo la scuola e la ricerca legate più strettamente con il mondo del lavoro e dell'impresa, lo sviluppo della banda larga come fattore moltiplicativo dell'innovazione in Trentino, l'investimento nelle tecnologie dell'energia pulita e del risparmio energetico, la qualificazione della domanda pubblica di beni e servizi. Al centro poi c'è il potenziamento degli ammortizzatori sociali.

«Ci sono infine infrastrutture per la ripresa – conclude Burli – che non costano nulla: sono le relazioni industriali. Come sindacato ribadiamo che il nostro modello è e resta la Germania. Puntiamo cioè ad un sistema di relazioni che garantisca un'effettiva partecipazione dei lavoratori nello sviluppo delle strategie delle imprese, fondata sul diritto all'informazione interna e sulla condivisione degli obiettivi. Insieme a Cisl e Uil, da ormai due anni poi abbiamo lanciato a Confindustria la proposta di un accordo quadro sull'organizzazione del lavoro per migliorare la qualità del lavoro, potenziare la formazione continua, rafforzare i sistemi di conciliazione e così qualificare la contrattazione collettiva di secondo livello e aumentare i tassi di produttività. E' tempo che quel patto diventi realtà».

28 ottobre 2010

 

 

 

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