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La Cabot chiude, in 43 senza lavoro.

L'azienda di Grigno nega la cassa integrazione: tutti a casa a febbraio.

La Cabot chiude, in 43 senza lavoro.dal Trentino di sabato 16 ottobre 2010

di Marika Caumo

GRIGNO. A fine febbraio la Cabot chiude e lascia a casa 43 persone. Un'altra, l'ennesima, tegola che si abbatte sulla sempre più traballante economia della Bassa Valsugana. La notizia, trapelata giovedì sera in consiglio comunale, è stata purtroppo confermata ieri.
Proprio giovedì la multinazionale americana, che a Grigno produce "Master Bach" nero, ovvero plastica per stampanti, ha annunciato ai dipendenti tramite il direttore di stabilimento, il pinetano Corrado Sighel, l'imminente chiusura. Un fulmine a ciel sereno come spiegano Marco Ravelli, delegato Femca Cisl, ed i due rappresentanti Rsu Gianni Bellin di Grigno e Alessandro Faoro di Castello Tesino.
«Quest'anno avevamo raggiunto il record di tonnellate prodotte, ben 18 mila contro i 16-17 mila degli scorsi anni. Abbiamo avuto solo due settimane di ferie ad agosto, lavoriamo a pieno regime, con tanti straordinari. Da anni non si fa un giorno di cassa integrazione», spiegano. Un'azienda sana, che recentemente aveva fatto assunzioni, anche di lavoratori della vicina Omga, dopo la chiusura di quest'ultima. A distanza di pochi mesi si trovano a rivivere l'incubo della perdita del posto di lavoro. Ma perché questa decisione? «Sovracapacità, la nostra produzione è 120 e il mercato chiede 100. Dovevano decidere se chiudere uno dei due stabilimenti del Belgio o dell'Italia. Chiudere Grigno costa meno», commenta amaro Faoro. Lo scorso anno sono state chiuse le aziende Cabot in Inghilterra, mentre si parla di investimenti a Dubai, Cina ed India. Il mercato ora è lì. «Le multinazionali sono così, chiudono da una parte e aprono dall'altra, a loro poco cambia. È la fotocopia della Smith International», spiegano. Eppure la Cabot ha rilevato la Igat Plast (prima Igat, presente dal 1978), che produceva suole per scarpe in gomma, nel giugno 1990. Ed in 20 anni ha dato lavoro a tanta gente. Prima a Grigno si produceva "Master Bach" bianco e nero, ora ci sono tre linee grosse che producono master nero ed un'impianto più piccolo che produce master additivi (per agricoltura: serre e teli) mentre il bianco vien fatto fare da terzisti. La multinazionale non vuole concedere la cassa integrazione straordinaria alle maestranze, che da fine febbraio rischiano di andare direttamente in mobilità. «Puntiamo a chiedere la cassa integrazione e trovare subito un'attività sostitutiva salvaguardando i posti di lavoro, qualcuno che rilevi stabilimento e gli innovativi macchinari. Cabot è disposta a lasciarli qui purché si produca master bianco, non nero», aggiungono.
«È stato un pugno allo stomaco, nessuno sospettava nulla - conclude Ravelli, che ieri ha incontrato in assemblea i lavoratori -. C'è delusione e dolore, l'età media è meno di 40 anni, solo 3 o 4 hanno i requisiti per la pensione».
Lunedì o martedì l'incontro con l'assessore Olivi, poi quello con la proprietà.

 

 

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