NEWS

Pensioni. Ricongiunzioni gratuite a rischio

Con il maxiemendamento alla manovra correttiva il Governo abroga la legge 322/58 e prevede l'onerosità della ricongiunzione secondo la legge 29/79 i cui costi crescono. L'allarme dell'INCA CGIL per chi ha versato sia all'Inps che all'Inpdap

Pensioni. Ricongiunzioni gratuite a rischio
Sono a rischio le pensioni di chi nel corso della propria vita lavorativa è stato impiegato in enti pubblici e per imprese private, versando quindi contributi sia all'Inpdap che all'Inps. Con maxiemendamento alla manovra correttiva il Governo Berlusconi, ha fatto inserire infatti l'aborgazione della possibilità di costituire una posizione previdenziale all'Inps con i versamenti all'Inpdap (legge 322/58), nonché l'abolizione della gratuità delle ricongiunzioni (art. 1 legge 29/79) e l'aumento dei costi delle stesse, mettendo in pericolo le pensioni di chi, pur avendone maturato il diritto per anzianità contributiva cumulata, non dispone delle risorse per pagare gli oneri introdotti dal Governo.
 
«L'emendamento all'articolo 12 del decreto legge già approvato dal Senato – spiega il direttore del patronato Inca Cgil del Trentino, Simonetta Suaria - abroga la legge 322 del 1959 che garantiva ai lavoratori che avessero lavorato per il pubblico il passaggio dei contributi dall'Inpdap all'Inps. Inoltre le ricongiunzioni garantite dalla legge 29 del 1979 ora diventano costose, molto costose».
 
Il caso potrebbe essere quello di un lavoratore assunto presso un ente pubblico o una scuola da 10 anni, ma che precedentemente per circa 28 anni abbia lavorato per una ditta privata. Prima dell'emendamento, questo lavoratore avrebbe potuto semplicemente ricostituire la propria posizione presso l'Inps senza pagare un euro e andare in pensione con 38 anni di contributi. Oggi invece è costretto a ricongiungere le due posizioni contributive – o all'Inps o all'Inpdap - sborsando anche qualche decina di migliaia di euro.
 
«Se non è in grado di farlo – ricorda Suaria – le alternative potrebbero essere il pagamento della contribuzione volontaria all'Inpdap o la totalizzazione dei versamenti passando però dal sistema di calcolo della prestazione retributivo a quello contributivo. Se non ricorressero le condizioni neppure per questi interventi, gli anni coperti da contribuzione non sarebbero validi ai fini pensionistici».
 
Per la Cgil si tratta di un mezzo escogitato dal Governo solo per fare cassa sulle spalle dei lavoratori. «Per questo motivo – incalza Suaria – bisogna fare in fretta. Chiediamo a tutti quelli che abbiano lavorato sia per il pubblico che per il privato di rivolgersi agli uffici del patronato prima del 29 luglio». Quel giorno infatti, con l'approvazione della Camera dei Deputati, la manovra correttiva dovrebbe diventare legge. 
 
22 luglio 2010
 
 

 

 

TORNA SU